Bob
Mosley
Bob
Mosley
(Waner
Bros/Reprise 1972/2024)
File Under: Soul Frisco
E’ il 1972, il country-rock sta
esplodendo come genere buono per le radio FM anche al di fuori dei soliti
circoli radiofonici di Nashville, e da qualche tempo è partita la corsa a seguire
le orme tracciate a suo tempo dai successi commerciali di Sweetheart of the
Rodeo dei Byrds o lo stesso Nashville Skyline di Bob Dylan, e non ultimi i Poco
e i Flying Burrito Brothers. In questa eccitazione discografica, e in attesa
che gli Eagles dimostrassero che il genere poteva persino avere vendite
mostruose a livello mondiale, i californiani Moby Grape fallirono
l’appuntamento col successo persino quando nel 1971 il loro ultimo album - un 20
Granite Creek sicuramente influenzato dal country-sound imperante - si
rivelò un piccolo flop.
Ma il seme era tracciato, il rock
psichedelico figlio di mille influenze dei loro dischi storici degli anni 60 si
era adattato ai tempi, ma non con la dovuta furbizia commerciale evidentemente,
e soprattutto poi nessuno dei componenti della band di San Francisco aveva più
voglia di investire nel gruppo. Il cantante e bassista Bob Mosley esordì
infatti subito con un disco omonimo che però seguiva la via di un soul-country
(ci sono i Memphis Horns, ma c’è anche la pedal steel di Ed Black per capirci) decisamente
avanti coi tempi, forse troppo, visto che a parte forse Thanks,
mancavano le suadenti ballate country-rock che piacevano tanto agli ascoltatori
in quel periodo. Il disco andò male e finì col tempo nella lista dei cult-record
più ricercati dagli appassionati. E soprattutto, per Mosley, non ci fu una
seconda chance per lungo tempo, complice anche pesanti problemi di schizofrenia
che lo portarono sul lastrico.
Ma qui oggi arriva l’uomo della
provvidenza che non ti aspetti, quel John DeNicola che immaginiamo economicamente
bello tranquillo per aver scritto e prodotto la soundtrack di Dirty Dancing
(una delle più vendute della storia) e scoperto i Maroon 5 tra le altre cose,
insospettabile fan del disco che ha infatti deciso di rimixare e riprodurre. Da
buon marpione del mainstream DeNicola nota che il disco aveva un potenziale
enorme ma che l’ingegnere del suono aveva tenuto troppo bassa e poco evidente
la sezione ritmica, rendendo così anche brani energici come The Joker o
la riproposizione di Gypsy Wedding dei Moby Grape non adatte ad un airplay
radiofonico.
Normalmente c’è sempre da
storcere il naso per questo tipo di operazioni, personalmente penso che la
storia, per quanto triste e sbagliata sia, non vada mai ritoccata, ma è
indubbio che a confronto con l’unica versione CD mai pubblicata nel 2005 dalla
Wounded Bird Records e con i vinili originali (mai ristampati dal 1972 a oggi),
le differenze di pulizia e brillantezza di suono sono evidenti. Il disco così
non è solo bello, ma suona anche benissimo anche senza essere degli accesi
audiofili, la batteria è in primo piano come promesso, anche se forse ora le chitarre
vanno un poco troppo sopra la sezione fiati in alcuni casi come Let The
Music Play, ma l’intenzione di DeNicola era proprio esaltare il piglio rock.
Per questo mi sento di perdonare il tipo di scelte prese nel remastering e consigliare
questa nuova versione anche come primo ascolto. Tra l’altro DeNicola ha deciso
di includere nei proventi della ristampa (immagino non faraonici, ma è il gesto
che conta) anche lo stesso Mosley, oggi 81enne, anche se in verità aveva perso
i diritti sull’opera da tempo. A voi l’occasione di scoprire grandi gemme
perdute come il maestoso finale di So Many Troubles o Squaw Valley
Nils
Nicola Gervasini