Florence
and the Machine - Everybody Scream
2025, Polydor
Li si attendevano al varco i Florence and the Machine
per questo loro sesto album, dopo che Dance Fever aveva ricevuto consensi
contrastanti (ma per il sottoscritto il disco migliora col tempo). Reduce da un
periodo non troppo facile anche per questioni di salute, Florence Welch ha anticipato
il disco con indizi sibillini (tipo che il disco sarebbe stato come uno scontro
tra gli Swans e Adele), e tante foto che la vedono spesso assumere pose da dark
lady, come anche poi la copertina di Everybody Scream, sospesa tra il
sexy e il drammatico, ha poi confermato.
Una cosa certa è che la band (7 elementi oltre a lei), dopo
un album molto essenziale, stavolta ha voluto allargare il suono facendosi
aiutare dal chitarrista degli Idles Mark Bowen (produttore, musicista ma
anche soprattutto co-autore di molti dei brani qui presenti), ma anche di molti
artigiani dell’elettronica che hanno ammantato di suoni, drum machines e
effetti le canzoni dell’ album, e qui non si può non citare il contributo evidente
di Danny L Harle, collaboratore stretto di Caroline Polachek (ma tra i
produttori e collaboratori, va segnalato anche Aaron Dessner, chitarrista dei
National).
Il risultato è che fin dai primissimi giorni della sua uscita
il disco sta facendo il botto (per quel che vale oggi, in UK è schizzato al
primo posto della UK Chart), e sembra che questa nuova veste, sospesa tra indie
d’autore alla PJ Harvey ed elaborato pop radiofonico (per cui la Polacheck
potrebbe essere davvero un riferimento possibile), stia piacendo parecchio. Di
fatto i toni sono da grande produzione, e la stessa title-track in apertura
aggredisce l’ascoltatore coi suoi schiamazzi e la sua energia, il che pare
essere anche in qualche modo in contrasto con testi, che invece appaiono ancora
più personali, come evidenzia subito il secondo brano One Of The Greats.
Ovunque è un tripudio di archi, fiati, percussioni e
tastiere, con chitarre in secondo piano (ma il lavoro di Bowen si sente quando
è necessario), in cui vengono calate canzoni convincenti sia come scrittura che
appeal radiofonico come Witch Dance o Perfume And Milk, episodi dark-folk come
Buckle o Music By Men, o brani che mantengono il tipico marchio di fabbrica
della band di partenza lenta con esplosione improvvisa nel chorus come The Old Religion
o You Can Have It All. Su tutte spicca l’intensa Drink Deep, forse il brano che
più attesta che la Welch ha diritto a stare tra i grandi della musica
contemporanea. And Love chiude in maniera riflessiva un disco abile nel gestire
tanti spunti senza apparire troppo barocco e sovra-prodotto.
VOTO: 8
Nicola Gervasini