Amy
Speace
The Blue
Rock Session
(2025, Amy
Speace)
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Sessions
Seguo da anni la carriera di Amy Speace, autrice sospesa
tra folk, country e semplice cantautorato, che vanta ormai una cospicua
discografia arrivata al dodicesimo capitolo con questo The Blue Rock Session.
Che, diciamolo subito, non è esattamente l’episodio più indicato per fare la
conoscenza con la sua penna e la sua sensibilità (per quello magari recuperate Songs
For Bright Street del 2006 e The Killer In Me del 2009), in quanto
trattasi di un home-record per voce e chitarra acustica con una scaletta
stilata più col cuore che con la ragione.
Tra questi 11 brani, infatti, troverete nuove composizioni e
remake di brani già editi, per cui non è forse esatto parlare di nuovo album,
anche se le note di copertina evidenziano quanto lei senta che ci sia una sorta
di filo conduttore tra questi brani, nati in un periodo doloroso della sua vita
per via di una separazione sentimentale. La buona notizia è che comunque i
nuovi brani la vedono coinvolta e ispirata, e sebbene il “mood” non sia dei più
allegri, trova anche il modo di iniziare in modo ironico con On A Monday in
London, canzone dedicata ai tanti concerti semideserti che artiste come lei
devono accettare girando per il mondo (il titolo nasce da un messaggio
dell’organizzatrice di una serata che le diceva “non so se stasera verrà gente,
tieni conto che piove ed è un lunedì a Londra”). Altrove c’è una ricerca di
salvezza attraverso una propria personale via di vivere la spiritualità in God
Came To Me (lei è presbiteriana), ma anche l’esorcizzazione del dolore
della separazione di In This Home, incentrata sul concetto dia accettare
che quella che era “la nostra casa” diventi “la mia casa”, o di Out of the
Blue, unica piano-ballad della raccolta insieme alla nuova versione di Both
Feet On The Ground . The Mother invece è la canzone più recente,
scritta nella residenza di Blue Rock dove ha registrato il disco, e dove dopo
dolo una settimana di permanenza la zona ha subito una pesantissima inondazione,
mentre Dream of the Hawk ha la curiosa genesi di essere stata scritta in
30 minuti prima di un festival folk a tema sul Sogno.
Tra i recuperi invece si segnalano una Kindness dai
sapori celtici, scritta da Ben Glover, ma già pubblicata in versione al
piano per Me and the Ghost of Charlemagne, così come The Sea and the
Shore nasceva da una collaborazione con Robby Hecht per l’album How
To Sleep In A Stormy Boat, continuata anche per scrivere l’invettiva politica
anti-trumpiana di I Found A Halo, che era rimasta inedita, ma che mai
come oggi era il caso di riesumare, mentre Weight of the World era una
hidden track di The Killer in Me che ha voluto rifare ispirata da una
versione offerta da Judy Collins nell’album Paradise nel 2009. Il tutto viene
eseguito con il dovuto trasporto, ma anche una certa piattezza dell’insieme che
già rende a volte i suoi dischi poco dinamici. E’ un disco nato principalmente
per essere venduto ai concerti, con tanta carne al fuoco, ma magari non a tutti
piacciono le grigliate così poco condite.
Nicola Gervasini