Jesse
Harris
If You
Believed In Me
Artwork
Records
***1/2
Storico collaboratore di Norah Jones, ma anche di Emmylou
Harris Willie Nelson, Cat Power, e Black Keys, il chitarrista Jesse Harris
prova a riportare in auge la nobile arte dell’orchestrazione.
Di Nicola Gervasini
Il destino, al tempo stesso felice e ingrato, di Jesse Harris,
è che qualunque articolo lo riguardi da anni, deve per forza citare la canzone
famosa di cui lui fu autore. La celeberrima Don’t Know Why con cui Norah
Jones si fece conoscere nel mondo, vincendo anche un Grammy Award nel lontano
2002, era sua infatti, ed era già stata registrata in un suo album di tre anni
prima a nome Jesse Harris and the Ferdinandos, ma la portò in
dote quando fu poi assunto come chitarrista dalla nota figlia di Ravi Shankar.
Da allora va detto che il nostro non ha poi sfruttato troppo la possibile notorietà,
se la sua carriera solista è poi proseguita regolare sia nelle uscite, sia nel
venire spesso ignorata dalle grandi testate musicali. If You Believed In Me sembra invece
chiedere di dargli nuova fiducia fin dal titolo, perché è una raccolta di dieci
brani brevi, ma davvero finemente prodotti e arrangiati, dove chi ama le
atmosfere a cavallo tra cantautorato folk e soluzioni jazzy di Norah Jones si
troverà a casa, ma in più aggiungerei anche un gusto raffinato, e quasi “alla
Randy Newman”, nel gestire le orchestrazioni (meravigliosamente condotte dal
brasiliano Maycon Ananias). E questo sia quando sono evidenti protagoniste (There's
a Real World), sia quando fanno da sfondo e controcanto a deliziosi
bozzetti acustici come I’m Not Sure.
Disco quindi autunnale e gentile, a cui forse manca ancora
il guizzo autoriale distintivo che lo ha reso in carriera un bravo outsider e
non un protagonista, ma sicuramente pieno di melodie sapientemente costruite,
unendo spleen crepuscolare e cantabilità (ascoltate Like a Leaf, qualcosa
dalle parti del primissimo Bill Fay), o ballate acustiche semplici, quasi alla
Cat Stevens, come Dolores. La scelta di chiamare l’amica Norah Jones a
duettare nel singolo Having a Ball, melliflua ballata sul modello di Something
Stupid di Frank e Nancy Sinatra, testimonia un rapporto duraturo ma anche ingombrante,
ed è un peccato perché in fondo anche brani strumentali come Nobody Else
(lo aiuta qui il pianista Jake Sherman) lo confermano chitarrista acustico di sicuro
interesse. C’è tempo anche per un momento in francese con Marine Quéméré,
che mette la sua suadente voce in Rose du Ciel, prima di chiudere con Where’s
Your Shadow un disco da ascoltare rigorosamente guardando le foglie cadere.
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