sabato 10 gennaio 2026

Jesse Harris

 

Jesse Harris

If You Believed In Me

Artwork Records

***1/2

Storico collaboratore di Norah Jones, ma anche di Emmylou Harris Willie Nelson, Cat Power, e Black Keys, il chitarrista Jesse Harris prova a riportare in auge la nobile arte dell’orchestrazione.

Di Nicola Gervasini

Il destino, al tempo stesso felice e ingrato, di Jesse Harris, è che qualunque articolo lo riguardi da anni, deve per forza citare la canzone famosa di cui lui fu autore. La celeberrima Don’t Know Why con cui Norah Jones si fece conoscere nel mondo, vincendo anche un Grammy Award nel lontano 2002, era sua infatti, ed era già stata registrata in un suo album di tre anni prima a nome Jesse Harris and the Ferdinandos, ma la portò in dote quando fu poi assunto come chitarrista dalla nota figlia di Ravi Shankar. Da allora va detto che il nostro non ha poi sfruttato troppo la possibile notorietà, se la sua carriera solista è poi proseguita regolare sia nelle uscite, sia nel venire spesso ignorata dalle grandi testate musicali.  If You Believed In Me sembra invece chiedere di dargli nuova fiducia fin dal titolo, perché è una raccolta di dieci brani brevi, ma davvero finemente prodotti e arrangiati, dove chi ama le atmosfere a cavallo tra cantautorato folk e soluzioni jazzy di Norah Jones si troverà a casa, ma in più aggiungerei anche un gusto raffinato, e quasi “alla Randy Newman”, nel gestire le orchestrazioni (meravigliosamente condotte dal brasiliano Maycon Ananias). E questo sia quando sono evidenti protagoniste (There's a Real World), sia quando fanno da sfondo e controcanto a deliziosi bozzetti acustici come I’m Not Sure.

Disco quindi autunnale e gentile, a cui forse manca ancora il guizzo autoriale distintivo che lo ha reso in carriera un bravo outsider e non un protagonista, ma sicuramente pieno di melodie sapientemente costruite, unendo spleen crepuscolare e cantabilità (ascoltate Like a Leaf, qualcosa dalle parti del primissimo Bill Fay), o ballate acustiche semplici, quasi alla Cat Stevens, come Dolores. La scelta di chiamare l’amica Norah Jones a duettare nel singolo Having a Ball, melliflua ballata sul modello di Something Stupid di Frank e Nancy Sinatra, testimonia un rapporto duraturo ma anche ingombrante, ed è un peccato perché in fondo anche brani strumentali come Nobody Else (lo aiuta qui il pianista Jake Sherman) lo confermano chitarrista acustico di sicuro interesse. C’è tempo anche per un momento in francese con Marine Quéméré, che mette la sua suadente voce in Rose du Ciel, prima di chiudere con Where’s Your Shadow un disco da ascoltare rigorosamente guardando le foglie cadere.

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