Sterbus
Black and Gold
(2025, Zillion Watt)
File Under: Virginia Wolfe
La storia degli Sterbus,
duo formato da Emanuele Sterbini e Dominique D'Avanzo, è ancora oggi più
raccontata e seguita all’estero che in Italia, grazie ad album che vi avevamo presentato
anche sulle nostre pagine come il doppio Real Estate/ Fake Inverno e il
più diretto e power-pop Let Your Garden Sleep In, che nel piccolo di una
produzione comunque indipendente, hanno ottenuto consensi anche fuori dal
nostro paese. Il nuovo album Black and Gold è un progetto ancora più
ambizioso: nato durante gli ormai abbastanza lontani tempi del “lockdown” per diventare
un EP, il disco si è sviluppato poi in un progetto più ampio che coinvolge musicisti
italiani e inglesi, come, tra gli altri, Alessandro Palermo, Edoardo Taddei o
gli archi di Layer Bows.
E anche musicalmente l’album si propone
come un caleidoscopio di vari generi, fondamentalmente comunque riassumibili in
un mix di alternative folk e “prog” di vecchio stampo, con sempre in mente i
Cardiacs come modello (Sterbini ne è acceso seguace), ma che in qualche modo ci
riporta anche a simili esperimenti portati avanti dai Decemberists dell’epoca
di Crane’s wife o The Hazards of Love. La voce di Sterbini ben si
adatta al genere (in qualche momento ricorda Steven Wilson, ad esempio in Two
Elms), il resto lo fanno le composizioni scritte con le liriche di Dominique
D’Avanzo, unite in una sorta di concept album ispirato dalla figura di Virginia
Wolfe (è suo il ritratto in copertina firmato da Dario Faggella), e sul suo
simboleggiare la triste e disillusa modalità di sopravvivere e reagire alle
tragedie e alle brutture (War Waltz) di un mondo che dagli anni del Covid
sembra essere esploso in una spirale di violenza e disumanità che stiamo
vivendo ancora in pieno.
Tra i brani più significativi
sono da citare sicuramente la lunga e complessa Alfriston Two Four Five,
testo scritto in questo caso da Marco Zatterin citando nel titolo il numero
telefonico della sorella di Virginia Wolfe che fu composto per darle notizia
del suicidio della scrittrice, ma che poi si addentra nel delicato tema della
salute mentale. E proprio di Virginia Wolfe è il testo recitato di una Virginia
Flows che sa molto dei King Crrimson della prima era, caratterizzato da un
gran bel solo della chitarra di Peter Lawson. Altrove in Renaissance
si affronta il tema della rinascita dopo la tragedia (“Two people couldn't
have been happier until this terrible disease came”), prima che la acustiche
Black and Gold e Undone ammantino il tutto di pessimismo. Si
termina col dialogo piano-fiati della soffice Careful of Neon Lights e
i passaggi strumentali di Down the Reverb e The Greatest Possible
Happiness un disco ancora una volta coraggioso e molto interessante.
Nicola Gervasini