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venerdì 20 marzo 2026

KLIPPA KLOPPA

 Klippa Kloppa – Bijoux

2025, Snowdonia Dischi 


Sono ormai una realtà storica nella scena underground italiana i Klippa Kloppa di Nicola Mazzocca, combo nata nel casertano negli anni 90, un piccolo laboratorio di una nuova idea di pop italiano che ha avuto un lungo e tortuoso percorso discografico, culminato con la pubblicazione dell’album Liberty nel 2019, sicuramente l’approdo più maturo di tutta la loro produzione, e anche il loro titolo più promosso dalla critica nostrana. A distanza di sei anni esce finalmente il suo ideale seguito, Bijoux, un disco che si presenta benissimo fin dalla confezione (ma, da questo punto di vista, la Snowdonia è ormai una garanzia), con copertina e libretto corredati dai disegni di Luca Tieri, italiano, ma giapponese di adozione sia per luogo dove vive che per tratto grafico.

Registrato sempre tra Napoli e Caserta, l’album conferma la formazione con la voce declamatoria di Mariella Capobianco, le chitarre a volte acide (La Piuma che Regge il Mondo), a volte più leggere (il jingle-jangle byrdsiano di Linea D’Aria) di Mariano Calazzo e Marco Di Gennaro, a cui si aggiungono la batteria di Stefano Costanzo e le tastiere di Simone Caputo, con Nicola Mazzocca che spazia su vari strumenti e, con Calazzo, anche alla voce solista. Sono canzoni che affondano le mani nel suono degli anni Settanta, come ad esempio una Righe Rotte che mi aspetterei di trovare anche in un disco dell’epoca di Alberto Radius, ma che partono dal concetto di utilizzare elementi e suoni classici negli arrangiamenti e destrutturali in composizioni che sanno comunque di pop d’avanguardia degli anni Duemila. 

I testi di Mariella Capobianco infatti non sono certo facilmente cantabili e necessitano di una attenzione particolare, eppure anche lo scioglilingua di Le Sette e Sette (dove interviene la chitarra di Luca Fusari degli X-Mary) si appoggia su un giro armonico che sarebbe piaciuto al Lucio Battisti degli anni Settanta, ma che richiama pure quello dell’”epoca Pasquale Panella” nell’uso delle parole. Ma sebbene le parti cantate restino poco radiofoniche, c’è spazio per brani di accattivante struttura classica come Profondo, mentre magari Un Puntino Nero viaggia più nella zona del Franco Battiato di metà anni Novanta. C’è modo anche di divertirsi con l’ironica Iconico/Anonimo e la scanzonata samba da lounge bar della tilte-track. Chiude la bella Notte, con le sue tastiere d’altri tempi, finendo in bellezza un disco che aggiorna una tradizione italiana ormai antica, ma che mai come oggi pare l’unica via moderna di continuare a fare pop d’avanguardia. 

VOTO: 7,5

Nicola Gervasini


giovedì 19 febbraio 2026

NichelOdeon Ft borda

 

NichelOdeon Ft borda - Flipper (Folk Songs For The Judgement Day)

2025, Trumpf!

 

Il progetto Flipper viene descritto come “Dai Canti delle Crociate e i Lamenti delle Vedove, a David Guetta e Sia”, e credo non ci sia modo migliore per iniziare a presentarvelo. Sui progetti del poliedrico Claudio Milano, qui ufficialmente in veste NichelOdeon, vi abbiamo già tenuti aggiornati in passato, compresi quelli in collaborazione con Teo Ravelli, in arte borda, e stavolta potremmo anche farvi passare questo Flipper come un torrenziale cover-album che spazia ovunque nella storia della musica, ma anche qui sarebbe inesatto, perché immersi in questi visionari “medley” ci sono anche nuovi brani originali scritti da Milano. Singolare anche la scelta di una versione abbreviata a 77 minuti per l’edizione in CD, rispetto ai 100 minuti della versione trovabile online (ad esempio su Banndcamp), simbolo della moderna trasformazione dei formati musicali.

Il concept di fondo è quello di offrire una performance vocale e sonora che unisca brani legati tra sé da nessun vincolo di parentela, per cui ad esempio nel primo brano Distopia #1 - Nobiltà Decaduta, la canzone La Fenice che già Milano aveva interpretato nel disco tributo a Rodolfo Santandrea edito dalla Snowdonia, si intreccia con Cornflake Girl di Tori Amos o la Non, Je ne Regrette Rien di Edith Piaf,o ancora classici italiani come Mi Sono Innamorato di Te. Non pensate a cover tradizionali, ma ad una sorta di patchwork di composizioni rielaborate, utili a crearne una unica, con Milano che ha registrato le parti vocali a cappella, e borda che ha musicato il tutto con le sue basi elettroniche solo successivamente.

La lunghezza dell’album in questo caso non spaventi, i cambi di tono e ritmo sono talmente vorticosi che non c’è tempo per perdere attenzione o annoiarsi, al di là del gioco a indovinare subito la canzone trattata senza leggere pima l’elenco.  Ne esce una sorta di piccola enciclopedia della musica di ogni secolo, e seppur con stile completamente diverso, potemmo quasi considerarla una rilettura italiana dell’album 1000 Years of Popular Music del chitarrista inglese Richard Thompson, che tra l’altro tra riletture di traditional britannici e Prince o Britney Spears, riprendeva anche So Ben Mi C'ha Bon Tempo, brano del 1590 di Orazio Vecchio, qui rimodulata anche da Milano.

Ma più che altro ne esce un quadro disperato delle mille sfaccettature del concetto di Paura, che è quello che ha motivato la scelta dei singoli brani, e giustificato l’idea di chiamare i pezzi con il termine “distopia”, quasi che queste canzoni (che per Milano sono “folk” a prescindere da stile, autore o epoca) raccontino una storia non controllabile dal singolo, e da qui quindi l’ineluttabile paura per la propria sorte e un futuro che ci appare inevitabilmente distopico

 

Nicola Gervasini

VOTO: 7.5

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