NichelOdeon
Ft borda - Flipper (Folk Songs For The Judgement Day)
2025, Trumpf!
Il progetto Flipper viene descritto
come “Dai Canti delle Crociate e i Lamenti delle Vedove, a David Guetta e Sia”,
e credo non ci sia modo migliore per iniziare a presentarvelo. Sui progetti del
poliedrico Claudio Milano, qui ufficialmente in veste NichelOdeon, vi
abbiamo già tenuti aggiornati in passato, compresi quelli in collaborazione con
Teo Ravelli, in arte borda, e stavolta potremmo anche farvi passare
questo Flipper come un torrenziale cover-album che spazia ovunque nella storia
della musica, ma anche qui sarebbe inesatto, perché immersi in questi visionari
“medley” ci sono anche nuovi brani originali scritti da Milano. Singolare anche
la scelta di una versione abbreviata a 77 minuti per l’edizione in CD, rispetto
ai 100 minuti della versione trovabile online (ad esempio su Banndcamp), simbolo
della moderna trasformazione dei formati musicali.
Il concept di fondo è quello di
offrire una performance vocale e sonora che unisca brani legati tra sé da
nessun vincolo di parentela, per cui ad esempio nel primo brano Distopia #1 -
Nobiltà Decaduta, la canzone La Fenice che già Milano aveva interpretato nel
disco tributo a Rodolfo Santandrea edito dalla Snowdonia, si intreccia con
Cornflake Girl di Tori Amos o la Non, Je ne Regrette Rien di Edith Piaf,o ancora
classici italiani come Mi Sono Innamorato di Te. Non pensate a cover
tradizionali, ma ad una sorta di patchwork di composizioni rielaborate, utili a
crearne una unica, con Milano che ha registrato le parti vocali a cappella, e
borda che ha musicato il tutto con le sue basi elettroniche solo
successivamente.
La lunghezza dell’album in questo
caso non spaventi, i cambi di tono e ritmo sono talmente vorticosi che non c’è
tempo per perdere attenzione o annoiarsi, al di là del gioco a indovinare
subito la canzone trattata senza leggere pima l’elenco. Ne esce una sorta di piccola enciclopedia
della musica di ogni secolo, e seppur con stile completamente diverso, potemmo
quasi considerarla una rilettura italiana dell’album 1000 Years of Popular
Music del chitarrista inglese Richard Thompson, che tra l’altro tra riletture
di traditional britannici e Prince o Britney Spears, riprendeva anche So Ben Mi
C'ha Bon Tempo, brano del 1590 di Orazio Vecchio, qui rimodulata anche da
Milano.
Ma più che altro ne esce un
quadro disperato delle mille sfaccettature del concetto di Paura, che è quello
che ha motivato la scelta dei singoli brani, e giustificato l’idea di chiamare
i pezzi con il termine “distopia”, quasi che queste canzoni (che per Milano
sono “folk” a prescindere da stile, autore o epoca) raccontino una storia non controllabile
dal singolo, e da qui quindi l’ineluttabile paura per la propria sorte e un
futuro che ci appare inevitabilmente distopico
Nicola Gervasini
VOTO: 7.5
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