sabato 11 luglio 2026

Spear Of Destiny

 

Spear Of Destiny

Kings Of Kings

Secret Records

***1/2

 

Nove anni non sono discograficamente molti per esserci già necessità di una ristampa di un album che di certo non ha venduto tantissimo, eppure riteniamo doveroso segnalare che torna sul mercato in nuova edizione il live Kings Of Kings degli Spear Of Destiny, uscito nel 2017. Innanzitutto perché è un doppio live che, sebbene abbia una registrazione che potrebbe non soddisfare gli audiofili (ma il garage-rock, si sa, non richiede perfezione, ma attitudine), potrebbe benissimo fare da introduzione ad una delle band storiche dei bassifondi rock britannici, un nome che negli anni Ottanta fece pure capolino nelle classifiche del Regno Unito, ma che oggi forse ha bisogno di dare una rinfrescata alla propria notorietà. Questo nonostante il fondatore Kirk Brandon tenga ancora in vita la sigla con concerti e ogni tanto qualche uscita discografica, unico superstite di una formazione che in quarantaquattro anni ha visto avvicendarsi intorno a lui più di una trentina di musicisti.

Partire da Kings Of Kings non vuol dire avere una piena conoscenza della loro importanza forse (comunque andrebbero perlomeno recuperati i classici in studio come Wold Service o Outland, per citare giusto i due album più venduti della loro epopea), significa però partire dall’essenziale filosofia di live-band della sigla, qui colta in una serata del 2002 al Limelight Club di Londra, in un mix di classici della loro prima ora e pezzi ai tempi più recenti, e sebbene il livello della loro produzione successiva sia sempre stato più che dignitoso, possiamo comunque dire che qui ritrovate il meglio del loro songbook. Ai tempi la formazione incorporava il sax di John Lennard, recuperato addirittura dai Theatre Of Hate, che furono la prima formazione dei fondatori Brandon e Stan Stammers, la sezione ritmica di Danny Farrant (batterista degli attuali Buzzcocks) e James Yardley, e già le tastiere di Steve Allan Jones, unico dei quattro collaboratori di Brandon ad essere ancora oggi in formazione.

Ventiquattro brani suonati con veemenza e fervore (Propaganda sa proprio di proclama degno degli MC5), con il sax di Lennard che rievoca gli Stooges di Fun House (ascoltate la lunga e acida Brave New Soldiers) o i primi Psychedelic Furs (Legion), e le chitarre che sanno anche trovare variazioni allo spirito da cantina dei brani, come ad esempio il riff da hard rock di The Wake o l’andamento da glam-rock alla T.Rex di Rainmaker. Nel 2002 era forse già diventato un rock di altri tempi, ma oggi questo suono pare ancora modernissimo, in un’ epoca in cui non è più facile trovare una simile rabbia. Nonostante abbiano nel tempo vantato tour come spalla di nomi con Ramones, U2 e R.E.M. restano una band che necessita sempre di essere riscoperta.

Nicola Gervasini

 

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