sabato 2 maggio 2026

Jake Kohn

 

Jake Kohn

Where Do We Go from Here? (Live From The Barn)

Lockeland Springs/Atlantic Records

***1/2

A guadarlo in faccia lo si potrebbe immaginare come il pronipote di Duane Allman, ma il diciottenne Jake Kohn non è figlio o nipote d’arte, anche se il suo album d’esordio Where do We Go from Here?, uscito solo pochi mesi fa, poteva tranquillamente farlo pensare. E’ solo un incoraggiante segnale che qualcosa ancora bolle nel pentolone di certo cantautorato americano, sospeso tra evidenti influenze southern rock (la voce è perfetta per il genere), e velleità da grande songwriter tradizionale.

Where Do We Go from Here? (Live From The Barn) è tra l’altro una strana operazione, decisamente non in linea con la modernità, primo perché i live-records stanno diventando sempre più rari e meno apprezzati nell’era dello streaming, secondo perché poi il disco non fa altro che riproporre l’esordio in versione da palco. Vezzo inutile o prodotto “only for fans” si potrebbe pensare, ma a noi dà la possibilità di tornare innanzitutto su un album che davvero rappresenta uno dei migliori esordi degli ultimi anni (e non ce ne sono poi molti su questo terreno, purtroppo), e, inoltre, siccome è normale che quando un ragazzino a 17 anni registra un disco così maturo si tenda ad essere sospettosi sugli abili aiuti tecnici da parte della produzione, il disco attesta che, nella loro versione live, queste canzoni suonano ancora più rauche e arrabbiate degli originali, rendendole più credibili.

Insomma, scopritelo pure anche partendo da qui Jake Kohn, perché Live From The Barn fa di brani già notevoli come The Last One, Frostbite o Dreams dei nuovi piccoli classici, nonostante la band resti comunque in secondo piano senza farsi troppo notare, e lui si prenda tutta la scena con la sua energia e il suo vocione. Basta anche sentire la stessa Where do We Go from Here?, che nella versione studio ha un mood melanconico sottolineato da un violino in primo piano, mentre nella versione live diventa quasi un rock da combattimento alla Jesse Malin, o lo stesso trattamento di “inselvaticamento” riservato al country di Lorraine. La versione live – splendida - di Nutshell degli Alice in Chains perde la collaborazione di Marcus King di quella in studio, ma mantiene quella di Zac Townsend, guadagnando se possibile ancor più senso tragico, esattamente come la dylaniana Before I Do, perdendo la voce di Wyatt Flores dell’originale, si trasforma in urlo di battaglia in una versione che chiude alla grande lo show.

Sta qui il senso di una operazione particolare, quella di mostrare fin da subito la propria “dark side of the moon”, forse conscio che le versioni in studio, per quanto riuscitissime, mancavano di quell’elemento fatto di sudore e energia che Live From The Barn ben evidenzia, e cioè di quella cosa che poi chiamiamo banalmente “spirito rock and roll”.

Nicola Gervasini

Nessun commento:

Jake Kohn

  Jake Kohn Where Do We Go from Here? (Live From The Barn) Lockeland Springs/Atlantic Records ***1/2 A guadarlo in faccia lo si potr...