Negli States Elizabeth Cook ha fatto molto parlare di sé nel 2010 con questo Welder (suo quinto album), noi invece spendiamo poche parole solo ora. E' solo che davanti ad un menu che prevede la produzione di Don Was (il recente disco di Lucinda Williams ha reso bene l'idea di quale valore aggiunto possa essere la sua presenza), una band di super-session-men di Nashville (spicca la sei corde di Tim Carroll), e le partecipazioni straordinarie di tre icone della country music che conta (e ci piace) come Rodney Crowell, Buddy Miller e Dwight Yoakam, c'era da aspettarsi perlomeno un disco importante. Invece dietro le belle e lunghe gambe sapientemente sfoggiate nelle foto del libretto, dietro una produzione impeccabile ma priva di qualsivoglia slancio creativo (o forse dobbiamo considerare tale il country-rap di El Camino?), dietro bar-songs come Yes To Booty che sembrano cantate da una country-chick che al massimo si ubriaca con la Coca-cola, dietro ben 14 brani che servono solo ad evidenziare le poche doti espressive della voce della Cook, Welder ha poco da offrire se non una minestrina country più che riscaldata. Ecco, l'abbiamo detto.(Nicola Gervasini)
martedì 10 maggio 2011
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