Danny
George Wilson
Arcade
Loose Music
***1/2
Partiamo subito dai consigli
retroattivi: se non avete mai incrociato la musica dei Danny & The
Champions of the World, siete ancora in tempo a recuperare alcuni brillanti
titoli come Stay True (2013), What kind Of Love (2015) e Brilliant Light
(2017). Erano dischi intrisi di filosofia blue-collar, con fiati soul sospesi
tra Van Morrison e il Jersey-sound alla Southside Johnny, tanto rock da “Friday
Night” post-lavorativo al pub insomma. Nulla di nuovo e strano, se non fosse
che la band non veniva dagli USA, ma da Londra, anche se il suo leader Danny
George Wilson vanta origini australiane.
Parlo di dischi ormai leggermente
datati perché dopo il maturo capitolo del 2017, Danny George Wilson si era
preso una pausa, utile a pubblicare nel 2021 un primo disco da solista
intitolato Another Place, che vantava collaborazioni di nomi importanti
come Jeff Tweedy, Emma Swift e Gerard Love dei Teenage Funclub, album che già
evidenziava una svolta più cantautorale. Pareva quindi solo una parentesiz,
visto che lo scorso anno i Danny & The Champions of the World erano tornati
dopo sette anni di silenzio con un album, You Are Not A Stranger Here,
che faceva però capire che qualcosa era ormai cambiato nelle mire artistiche di
Wilson. Melodie più costruite e più eteree, più apertura mentale negli
arrangiamenti, insomma, era evidente Wilson aveva cominciato a credere anche
nelle sue doti di autore e non solo di ottimo performer. Non sorprende quindi
che il secondo capitolo da solista intitolato Arcade segua un sentiero
ormai totalmente lontano dallo spirito iniziale.
Wilson infatti offre un disco che
affonda i piedi in certo cantautorato degli anni Sessanta o Settanta che amava
orchestrazioni e spleen autunnali, e in più di un caso sul disco aleggia lo
spirito di Bill Fay (sentite la piano-song Before September ad esempio).
Per cui non più musica da venerdì sera al bar, ma da grigia domenica pomeriggio
nel salotto di casa, immersi nella malinconia dei propri pensieri (il disco ha
comunque un mood decisamente triste), e nella grandiosità di arrangiamenti orchestrali
di Strange Weather o quelli più sperimentali di Golden Decay e Lost.
A volte forse nella frenesia di diversificare le soluzioni esagera un po’ con
le tastiere (Distant Seasons) o non riesce a non far scivolare la
title-track un po’ nel ripetitivo, ma la bellissima Grain Of Sand, con
il suo Wurlitzer in primo piano, o il duello tra acustiche ed elettriche di Masquerade,
colpiscono nel segno. Prodotto da Hamish Benjamin, il disco conferma la
collaborazione con Gerard Love e aggiunge le preziosi voci di Annie Dressner e Emma
Tricca.
Nicola Gervasini
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