giovedì 14 maggio 2026

Danny George Wilson

 

Danny George Wilson 

Arcade

Loose Music

***1/2

 

Partiamo subito dai consigli retroattivi: se non avete mai incrociato la musica dei Danny & The Champions of the World, siete ancora in tempo a recuperare alcuni brillanti titoli come Stay True (2013), What kind Of Love (2015) e Brilliant Light (2017). Erano dischi intrisi di filosofia blue-collar, con fiati soul sospesi tra Van Morrison e il Jersey-sound alla Southside Johnny, tanto rock da “Friday Night” post-lavorativo al pub insomma. Nulla di nuovo e strano, se non fosse che la band non veniva dagli USA, ma da Londra, anche se il suo leader Danny George Wilson vanta origini australiane.

Parlo di dischi ormai leggermente datati perché dopo il maturo capitolo del 2017, Danny George Wilson si era preso una pausa, utile a pubblicare nel 2021 un primo disco da solista intitolato Another Place, che vantava collaborazioni di nomi importanti come Jeff Tweedy, Emma Swift e Gerard Love dei Teenage Funclub, album che già evidenziava una svolta più cantautorale. Pareva quindi solo una parentesiz, visto che lo scorso anno i Danny & The Champions of the World erano tornati dopo sette anni di silenzio con un album, You Are Not A Stranger Here, che faceva però capire che qualcosa era ormai cambiato nelle mire artistiche di Wilson. Melodie più costruite e più eteree, più apertura mentale negli arrangiamenti, insomma, era evidente Wilson aveva cominciato a credere anche nelle sue doti di autore e non solo di ottimo performer. Non sorprende quindi che il secondo capitolo da solista intitolato Arcade segua un sentiero ormai totalmente lontano dallo spirito iniziale.

Wilson infatti offre un disco che affonda i piedi in certo cantautorato degli anni Sessanta o Settanta che amava orchestrazioni e spleen autunnali, e in più di un caso sul disco aleggia lo spirito di Bill Fay (sentite la piano-song Before September ad esempio). Per cui non più musica da venerdì sera al bar, ma da grigia domenica pomeriggio nel salotto di casa, immersi nella malinconia dei propri pensieri (il disco ha comunque un mood decisamente triste), e nella grandiosità di arrangiamenti orchestrali di Strange Weather o quelli più sperimentali di Golden Decay e Lost. A volte forse nella frenesia di diversificare le soluzioni esagera un po’ con le tastiere (Distant Seasons) o non riesce a non far scivolare la title-track un po’ nel ripetitivo, ma la bellissima Grain Of Sand, con il suo Wurlitzer in primo piano, o il duello tra acustiche ed elettriche di Masquerade, colpiscono nel segno. Prodotto da Hamish Benjamin, il disco conferma la collaborazione con Gerard Love e aggiunge le preziosi voci di Annie Dressner e Emma Tricca.

 

Nicola Gervasini

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