mercoledì 18 marzo 2026

JOHN STRADA

 

John Strada

Basta Crederci un Po’

CRINALE LAB

***1/2

 

In John Strada convivono alcune tradizioni musicali a noi ben note: da una parte quella del mondo poetico fatto di impegno sociale e sentimenti del Greenwich Village, dove John ha vissuto qualche tempo per completare la propria maturazione, dopo che in Italia aveva già pubblicato due album, e dall’altra quella della nostrana tradizione di “neo-springsteeniani”, che fin dagli anni Ottanta ha avuto tanti rappresentanti concentrati soprattutto tra l’Emilia e il Veneto. Professore di letteratura anglo-americana nella vita, Strada ha portato avanti una carriera di passione e amore per una tradizione culturale di cui si è sempre fieramente dichiarato figlio. Radice che non muta anche per questo Basta Crederci un Po', ma stavolta John ha voluto dare più attenzione all’aspetto formale, chiamando alla produzione l’esperto Don Antonio, figura di produttore “old-style” (come pure negli Stati Uniti si usa sempre meno purtroppo), di quelli che non solo cura la realizzazione delle canzoni, ma si presenta con un suono personale, un’idea, e una band di fidati session-men (Diego Sapignoli, Nicola Peruch, Denis Valentini, e i cori di Daniela Peroni e Laura Zoli). Una scelta importante quindi, perché l’artista è consapevole del fatto che il risultato sarà diverso da quello che si era immaginato scrivendo i brani, e qui sta lo stimolante gioco di ruoli che abbiamo già visto con successo in altre produzioni di Don Antonio, da Massimiliano Larocca ad Alejandro Escovedo.

Il trucco funziona benissimo anche qui, Don Antonio sa come calarsi nelle canzoni dell’autore di turno, in questo caso un artista sanguigono e viscerale come vuole la tradizione, ma che per questi brani ha cercato di trovare toni meno gridati per dare al disco un sentimento diverso. Basta Crederci un Po’ è una sorta di piccola fotografia della vita di provincia e di quella intrinseca malinconia che la pervade, e che fa sembrare l’allegria forzata ostentata nei social più che grottesca (ne parla nella iniziale title-track, in Amore Social, ma anche in Manca il Respiro in qualche modo). Una provincia dai ritmi blandi, ottimi per sognare (Ballando In Città) e per pensare (Giocattoli Rotti o l’ottima Parlavo da Solo: Stream of Consciousness, canzone che sarebbe piaciuta molto a Pierangelo Bertoli), per ricordare amori finiti male (Non ti Dirò Ti Amo) o commentare fatti di cronaca (Girasoli, dedicata al caso di Federico Aldrovandi), o anche prodigarsi in riferimenti letterari (La Tygre e l’Agnello ispirata da poemi di William Blake). Gli arrangiamenti di Don Antonio, più che mai vari e fantasiosi, sospesi tra folk, canzone popolare, funky, samba, soul, elettronica, tanti cori e un po’ di Tom Waits qui e là (e molto poco blue-collar rock a questo giro), donano a un pugno di canzoni ispirate il tocco in più.

Nicola Gervasini

 

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