China
Crisis
Singing
the Praises of Finer Things
Secret Records
***1/2
Chi c’era se lo ricorderà bene
quanto negli anni Ottanta la divisione tra parrocchie musicali fosse netta e
manichea, il che da un lato ha permesso alla critica musicale italiana di
specializzarsi meglio in aree che necessitavano studi e attenzioni più particolari,
ma forse ha anche creato steccati di gusti che oggi non sono più sostenibili.
Il tutto per dire che negli anni Ottanta era difficile che anche il Buscadero si
esaltasse per i britannici China Crisis, come di tante altre band che
col tempo abbiamo riconosciuto titolari di un pop radiofonico sì, ma fatto con
gusto e intelligenza.
I loro primi tre album usciti tra
il 1982 e il 1985 sono sicuramente pietre miliari di un suono che sembrava già
datato negli anni Novanta, ma che oggi pare essere tornato abbastanza moderno.
Non raggiunsero forse il livello di altre band di pop adulto britannico come
Prefab Sprout, Blue Nile, Aztec Camera o Scritti Politti, nomi con cui hanno
sicuramente molte parentele stilistiche, ma la ristampa di Singing The
Praises Of Finer Things, un live-record del 2007, potrebbe essere il
prodotto giusto anche per far riscoprire le loro capacità anche ad ascoltatori
abituati ad altri suoni. La ristampa arriva anche per mettere ordine tra le
versioni uscite nel corso degli anni, visto che la registrazione uscì prima solo
in DVD col lungo titolo Live In Concert At The Paul McCartney Auditorium
Liverpool Insitute Of Performing Arts, ed ha avuto anche due edizioni
in vinile a tiratura limitata nel 2019 e 2024 col significativo titolo Possible
Pop Songs Live (sempre comunque pubblicati dalla Secret Records).
La serata fu davvero registrata
nel 2005 nell’Auditorium intitolato a Paul McCartney, nume tutelare non da poco
per una band che con qualche pausa e ripensamento non ha mai smesso di proporre
la sua musica, e tutt’oggi vive soprattutto di attività concertistica (l’ultimo
album di inediti risale ormai al 2015), sempre sostenuta dai due soci fondatori
Gary Daly e Eddie Lundon, coadiuvati dal sax di Eric Animan e dalle
tastiere di Jack Hymers.
La scaletta di diciotto brani
proponeva un mix di classici e di brani più recenti, partendo proprio dal primissimo
singolo del 1981 African and White, passando per le loro due più grandi
hit Wishful Thinking e Christian (arrivarono rispettivamente al
nono e dodicesimo posto della hit parade inglese), ma non mancano le
irrinunciabili King in a Catholic Style (Wake Up), Black Man Ray, You
Did Cut Me, Tragedy and Mystery, Working with Fire and Steel e Highest
High, tutti brani che entrarono nella classifica UK negli anni d’oro. Ma
oltre ad assumere alla funzione di completo Greatest Hits, il disco propone
qualche brano meno noto, come il piacevole reggae di Strenght of Character
che apre le danze, o l’elegante Stranger By Nature. Esecuzioni precise e
senza sbavature, d’altronde il genere richiede poca improvvisazione e molta
compostezza, ma al venticinquesimo anno di carriera i musicisti si potevano
ritenere più che scafati.
Nicola Gervasini
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