venerdì 11 settembre 2026

CHINA CRISIS

 

China Crisis

Singing the Praises of Finer Things

Secret Records

***1/2

 

Chi c’era se lo ricorderà bene quanto negli anni Ottanta la divisione tra parrocchie musicali fosse netta e manichea, il che da un lato ha permesso alla critica musicale italiana di specializzarsi meglio in aree che necessitavano studi e attenzioni più particolari, ma forse ha anche creato steccati di gusti che oggi non sono più sostenibili. Il tutto per dire che negli anni Ottanta era difficile che anche il Buscadero si esaltasse per i britannici China Crisis, come di tante altre band che col tempo abbiamo riconosciuto titolari di un pop radiofonico sì, ma fatto con gusto e intelligenza.

I loro primi tre album usciti tra il 1982 e il 1985 sono sicuramente pietre miliari di un suono che sembrava già datato negli anni Novanta, ma che oggi pare essere tornato abbastanza moderno. Non raggiunsero forse il livello di altre band di pop adulto britannico come Prefab Sprout, Blue Nile, Aztec Camera o Scritti Politti, nomi con cui hanno sicuramente molte parentele stilistiche, ma la ristampa di Singing The Praises Of Finer Things, un live-record del 2007, potrebbe essere il prodotto giusto anche per far riscoprire le loro capacità anche ad ascoltatori abituati ad altri suoni. La ristampa arriva anche per mettere ordine tra le versioni uscite nel corso degli anni, visto che la registrazione uscì prima solo in DVD col lungo titolo Live In Concert At The Paul McCartney Auditorium Liverpool Insitute Of Performing Arts, ed ha avuto anche due edizioni in vinile a tiratura limitata nel 2019 e 2024 col significativo titolo Possible Pop Songs Live (sempre comunque pubblicati dalla Secret Records).

La serata fu davvero registrata nel 2005 nell’Auditorium intitolato a Paul McCartney, nume tutelare non da poco per una band che con qualche pausa e ripensamento non ha mai smesso di proporre la sua musica, e tutt’oggi vive soprattutto di attività concertistica (l’ultimo album di inediti risale ormai al 2015), sempre sostenuta dai due soci fondatori Gary Daly e Eddie Lundon, coadiuvati dal sax di Eric Animan e dalle tastiere di Jack Hymers.

La scaletta di diciotto brani proponeva un mix di classici e di brani più recenti, partendo proprio dal primissimo singolo del 1981 African and White, passando per le loro due più grandi hit Wishful Thinking e Christian (arrivarono rispettivamente al nono e dodicesimo posto della hit parade inglese), ma non mancano le irrinunciabili King in a Catholic Style (Wake Up), Black Man Ray, You Did Cut Me, Tragedy and Mystery, Working with Fire and Steel e Highest High, tutti brani che entrarono nella classifica UK negli anni d’oro. Ma oltre ad assumere alla funzione di completo Greatest Hits, il disco propone qualche brano meno noto, come il piacevole reggae di Strenght of Character che apre le danze, o l’elegante Stranger By Nature. Esecuzioni precise e senza sbavature, d’altronde il genere richiede poca improvvisazione e molta compostezza, ma al venticinquesimo anno di carriera i musicisti si potevano ritenere più che scafati.

 

Nicola Gervasini

 

 

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