Joe
Jackson
Hope and
Fury
(2026, earMUSIC)
File Under:
Pop Maestro
Joe Jackson è uno di quegli artisti che potremmo ormai
definire con un Maestro di stile e eleganza, sia nel songwriting che nella
produzione dei suoi album, per cui non c’è molto da dubitare sulla qualità di
qualsiasi nuovo lavoro. È stato anche un autore di largo successo, anche se a
ben vedere solo l’esordio Look Sharp! del 1979 il celebrato Night
& Day del 1982 hanno avuto vendite davvero importanti, perché poi dal
1986 in poi la sua produzione è comunque rientrata nella nicchia di
appassionati e fedeli fans, che non lo hanno abbandonato neppure nei suoi
controversi anni Novanta, quando l’idea di sposare una formula musicale più
alta e adulta, al limite della musica classica, lo portò fuori dal seminato pop
in cui sguazzava da tempo con grandi risultati. I suoi album degli anni Duemila
sono tutti rientrati invece nella sua comfort zone stilistica, e, anzi, gli si
potrebbe anche imputare una certa insolita pigrizia nel cercare nuove strade dalla
metà della sua carriera in poi.
Ne è conferma anche questo Hope and Fury, che forse
ancor più dei precedenti Fool (2019) o Look Forward (2015), si rifà nei suoni
al passato, e in particolare proprio a Night And Day, di cui in alcuni brani
riprende in toto il caratteristico sound con le melodie sottolineate dal suo
piano e una tastiera che definirei prosaicamente “a campanellini”. Ne esce un
disco vecchio nel concetto, ma ancora una volta fresco nei contenuti, perché se
brani come Fabulous People o After All This Time sembrano davvero
outtakes nobili dei suoi primi anni Ottanta, altrove la sua penna continua
graffiare con quel suo tipico cinismo un po’ altezzoso e sprezzante e con il
solito uso dell’arma dell’ironia, come testimoniano ad esempio I’m Not Sorry
o Made God Laugh, Fa storia a sé un po’ la corale Welcome to Burning
By Sea, ma anche questa rientra un po’ nello stile di alcuni brani quasi da
musical contenuti in Night And Day.
La buona notizia è che comunque quando vuole emozionare il
suo piano ancora sa arrivare al cuore, come testimoniano la finale See You
in September o The Face, esattamente come la sua capacità di costruire
melodie pop comunque irresistibili non si è persa, e vive ancora nei passaggi
di Do Do Do o Endo of the Pier. La band messa in campo è la
stessa di Fool, con il fido Graham Maby al basso, Teddy Kumpel alla
chitarra e Doug Yowell alla batteria, gente che ormai le sue canzoni le sanno a
memoria ancora prima di impararle, esattamente come noi, che lo seguiamo da
sempre, abbiamo la sensazione di conoscere queste nuove buone canzoni già da
tempo.
Nicola Gervasini
Nessun commento:
Posta un commento