Ray
Manzarek
The
Whole Thing Started with Rock & Roll Now It's Out of Control
Music On CD
**1/2
La storia dei Doors diamo per scontato la conosciate tutti,
magari anche per quella poco apprezzata coda discografica in cui il tastierista
Ray Manzarek rispettò il contratto con l’Elektra pubblicando due album (Other
Voices e Full Circle) senza Jim Morrison, sobbarcandosi le parti
vocali. Meno nota, se non proprio dimenticata dai più, è stata la sua carriera
solista, di fatto durata ai tempi un solo anno nel 1974 per lo spazio di due
album, se si escludono le successive esperienze con la band dei Nite City, e la
pubblicazione di una propria versione dei Carmina Burana negli anni Ottanta. In
quell’anno, dopo il tutto sommato atteso The Golden Scarab, arrivò
il praticamente ignorato da tutti The Whole Thing Started with Rock &
Roll Now It's Out of Control, oggi ristampato dalla Music On CD (senza
bonus track), un disco che all’epoca servì quasi solo a chiudere in fretta
anche il contratto con la Mercury, che si rese subito conto che Manzarek era un
buon nome da spendere, ma che non aveva, diciamo così, il “physique du rôle”
della star. A rendere il disco un pezzo per collezionisti si aggiunge anche il
fatto che bisognerà aspettare il 2005 per avere quella che, ad oggi, era l’unica
ristampa in cd completa da parte della Lemon Records.
Quando uscì, né la Mercury, né tantomeno lo stesso Manzarek,
avevano intenzione di investire troppo sull’album, che fu stroncato come quasi
una presa in giro del proprio status di rockstar fin dalla divertente
title-track, un boogie-rock con tanto di fiati riadattato da un originario riff
di Dick Wagner (Alice Cooper, Lou Reed), ma con un testo del vecchio manager
dei Doors Danny Sugerman. Il tema della canzone è poi il tema del disco, una
analisi dello stato di salute del rock, con uno sguardo al passato che
raggiunge l’apice quando, nella lunga Bicentennial Blues. Manzarek fa il
verso al suo stesso assolo di Light My Fire, riprendendolo poi
chiaramente nel finale di canzone. Come a dire che non ci si poteva liberare
facilmente da uno spettro che aleggia nell’album anche quando in I Wake Up
Screaming chiamò l’allora poco conosciuta poetessa (e non ancora rockstar) Patti
Smith a declamare dei versi di Jim Morrison.
Per il resto, ascoltato oggi l’album non è così tremendo se
lo si considera una sorta di palestra in cui Manzarek si prodigò in terreni per
lui nuovi, come la ballata quasi-southern rock The Gambler, lo
strumentale jazz-prog Whirling Dervish, o una scanzonata Art Deco
Fandango che sembra un po’ il sequel di Alabama Song di Kurt Veill e
Bertholt Brecht. Il brano forse migliore è la lunga epopea glam-rcok di Begin
the World Again con la chitarra di Joe Walsh in evidenza, mentre il brutto
finale tutto pruderie sessuali di Perfumed Garden mette imbarazzo anche per
i gemiti da film porno che condiscono la canzone. In definitiva un recupero
storico doveroso e tutto sommato anche piacevole, ma anche una testimonianza di
quanto pensare a Manzarek come artista solista non è mai stata una buona idea.
Nicola Gervasini
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