DA ROOTSHIGHWAY https://www.rootshighway.it/pneumonia/hansard02.htm
Glen Hansard
Don't Settle Vol 2 - Transmissions West
(2026, ATC)
File Under: Encore
Già preannunciato pochi mesi fa
con l’uscita di Don't Settle - Transmissions East, ecco
arrivare Don't Settle Vol 2 - Transmissions West, secondo capitolo di un
teorico doppio live album a celebrazione di una carriera, quella di Glen
Hansard, che tra lavori solisti o con i Frames o con il progetto degli
Swell Season, ha raggiunto ormai i 35 anni abbondanti. Il secondo episodio è
stato registrato alla Funkhaus di Berlino, studio di registrazione prima ancora
che sala concerti, in due session consecutive con un pubblico di circa 600
persone in sala, il che pare evidente nella qualità quasi da disco in studio
del disco. Ancora una volta Hansard percorre il proprio songbook alternando i
toni, dalla partenza veemente di Revelate dei Frames epoca Fitzcarraldo (era
il 1995), alla più romantica What Happens When the Heart Just Stops,
altro ripescaggio dei Frames (questa volta da For the Birds del 2001)
caratterizzato da un bel finale in crescendo con fiati decisamente “vanmorrisoniani”.
Molto bella anche la resa di just
Be The One, che come anche la successiva soul-ballad Her Mercy,
arriva dal suo album Didn’t He Ramble del 2015, mentre dal suo esordio
solista Rhythm and Repose del 2012 arriva una acustica This Gift,
che ricorda quasi il folk da combattimento del primissimo David Gray nei modi, brano
che prepara la grande tensione emotiva di When Your Mind's Made Up,
memorabile colonna sonora del film Once girato con Marketa Inglova nel 2007,
che dimostra come col passare degli anni Hansard non abbia perso in potenza
drammatica. Va detto che l’utilizzo massiccio di fiati, cori e il tesissimo
violino di Gareth Quinn Redmond aiuta molto a rendere i nuovi arrangiamenti più
che incisivi, anche quando si lavora in sottrazione con la funerea Sure as
the Rain, un brano alla Leonard Cohen ultima maniera, recuperato
dall’ultimo album in studio All That Was East Is West of Me Now.
Nel finale arrivano McCormack’s
Wall, per la quale Hansard si siede al piano al posto di Ruth O'Mahony
Brady a dirigere il coro finale del pubblico, e una Leave a Light (era
su This Wild Willing del 2019), che dimostra quanto la lezione
indie-folk di artisti come Bonnie Prince Billy sia comunque entrata nelle sue
corde strada facendo. Si chiude con High Hope, ormai un suo piccolo
classico del 2012. un secondo capitolo decisamente meno rabbioso nei ritmi, ma con
una atmosfera intima e sofferta perfettamente catturata nella registrazione.
Sarebbe bello che uscisse una versione unica dei due capitoli, ma intanto
consigliamo caldamente anche questo lato B.
Nicola Gervasini