19/10/2007
Rootshighway
VOTO: 6,5
La vera questione riguardo l'opera di Chuck Prophet è che davvero a questo punto non si capisce dove voglia andare a parare. Questo Soap and Water infatti è il quarto capitolo di quella svolta "progressista e sperimentale" intrapresa nel 2000 con The Hurting Business, una strada a cavallo tra il roots-rock del suo DNA, l'elettronica temporaneamente abbracciata dal Mellencamp di Mr Happy Go Lucky (album che di questa svolta fu forse la molla creativa principale) e certi arrangiamenti scazonti a metà tra un Tom Waits ingentilito e il Joe Henry di qualche album fa. Come già era stato notato nei due precedenti capitoli della saga, No Other Love e Age Of Miracles, questo nuovo approccio sta dando pochi risultati: da una parte allontana il vecchio pubblico dei Green On Red, dall'altra sta fallendo il tentativo di attrarre le frange più progressiste del panorama musicale. Non nascondiamo una iniziale delusione nel ritrovare uno dei nostri eroi ancora incaponito sulle proprie convinzioni, ma stavolta ad un attento ascolto qualche succoso frutto comincia finalmente ad emergere. La ballata Would You Love Me? sembra uscire da Balinese Dancer, Soap And Water mantiene le sue prerogative blues, il maestoso stacco di chitarre di Talkin' New Kingdom fa intravedere sviluppi musicali davvero all'avanguardia. E bene o male tutte le dodici canzoni di questo cd, dall'iniziale Freckle Song all'ispirato finale di Happy Ending, ci mostrano un Prophet volenteroso nel proporsi come autore credibile. Sicuramente il lavoro in sede di produzione svolto in coabitazione con il nuovo produttore Brad Jones (di solito mente pensante dei dischi di Josh Rouse, ma anche degli Over The Rhine più recenti) stavolta ha portato risultati molto più soddisfacenti, se è vero che le soluzioni pensate per la dolce Small-Town Girl, A Woman's Voice o Naked Ray riescono ad attecchire dopo l'iniziale sconcerto. Ma valga su tutte, per chiarire il discorso, Doubter Out Of Jesus (All Over You), una gran bella canzone adagiata su giro drum 'n' bass, con battimani elettronici come si usava nella dance di vent'anni fa, strani effetti di tastiera e finale con cori di ogni tipo: insomma tante, troppe idee diverse in una volta sola. Rimane dunque sempre qualche coro di bambini in esubero (Let's Do Something Wrong), urletti inutili, svariate soluzioni barocche portate su una facciata che chiedeva in fondo di essere solo più "acqua e sapone", di ritrovare quella essenzialità di cui un tempo Prophet era indiscusso maestro. Negli Stati Uniti i suoi dischi continuano a ricevere critiche positive, ma vendite alquanto scarse, ma lui sembra ormai sempre più essere al di fuori del tempo e dei calcoli di marketing, e lo dichiara in Downtime dove canta "Non voglio più correre con la folla, ne ho abbastanza di 'sta roba…". Se i risultati sono questi, siamo ancora con lui, ovunque decida di portarci, ma non ci chieda lo stesso entusiasmo di un tempo. (Nicola Gervasini)
Rootshighway
VOTO: 6,5
La vera questione riguardo l'opera di Chuck Prophet è che davvero a questo punto non si capisce dove voglia andare a parare. Questo Soap and Water infatti è il quarto capitolo di quella svolta "progressista e sperimentale" intrapresa nel 2000 con The Hurting Business, una strada a cavallo tra il roots-rock del suo DNA, l'elettronica temporaneamente abbracciata dal Mellencamp di Mr Happy Go Lucky (album che di questa svolta fu forse la molla creativa principale) e certi arrangiamenti scazonti a metà tra un Tom Waits ingentilito e il Joe Henry di qualche album fa. Come già era stato notato nei due precedenti capitoli della saga, No Other Love e Age Of Miracles, questo nuovo approccio sta dando pochi risultati: da una parte allontana il vecchio pubblico dei Green On Red, dall'altra sta fallendo il tentativo di attrarre le frange più progressiste del panorama musicale. Non nascondiamo una iniziale delusione nel ritrovare uno dei nostri eroi ancora incaponito sulle proprie convinzioni, ma stavolta ad un attento ascolto qualche succoso frutto comincia finalmente ad emergere. La ballata Would You Love Me? sembra uscire da Balinese Dancer, Soap And Water mantiene le sue prerogative blues, il maestoso stacco di chitarre di Talkin' New Kingdom fa intravedere sviluppi musicali davvero all'avanguardia. E bene o male tutte le dodici canzoni di questo cd, dall'iniziale Freckle Song all'ispirato finale di Happy Ending, ci mostrano un Prophet volenteroso nel proporsi come autore credibile. Sicuramente il lavoro in sede di produzione svolto in coabitazione con il nuovo produttore Brad Jones (di solito mente pensante dei dischi di Josh Rouse, ma anche degli Over The Rhine più recenti) stavolta ha portato risultati molto più soddisfacenti, se è vero che le soluzioni pensate per la dolce Small-Town Girl, A Woman's Voice o Naked Ray riescono ad attecchire dopo l'iniziale sconcerto. Ma valga su tutte, per chiarire il discorso, Doubter Out Of Jesus (All Over You), una gran bella canzone adagiata su giro drum 'n' bass, con battimani elettronici come si usava nella dance di vent'anni fa, strani effetti di tastiera e finale con cori di ogni tipo: insomma tante, troppe idee diverse in una volta sola. Rimane dunque sempre qualche coro di bambini in esubero (Let's Do Something Wrong), urletti inutili, svariate soluzioni barocche portate su una facciata che chiedeva in fondo di essere solo più "acqua e sapone", di ritrovare quella essenzialità di cui un tempo Prophet era indiscusso maestro. Negli Stati Uniti i suoi dischi continuano a ricevere critiche positive, ma vendite alquanto scarse, ma lui sembra ormai sempre più essere al di fuori del tempo e dei calcoli di marketing, e lo dichiara in Downtime dove canta "Non voglio più correre con la folla, ne ho abbastanza di 'sta roba…". Se i risultati sono questi, siamo ancora con lui, ovunque decida di portarci, ma non ci chieda lo stesso entusiasmo di un tempo. (Nicola Gervasini)
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