Rootshighway
VOTO: 7
Patti Scialfa è la moglie di Bruce Springsteen, inutile nasconderlo. Non ci prova più neanche lei d'altronde, che nel precedente 23rd Street Lullaby si era assicurata che il nome del marito non comparisse da nessuna parte, mentre nel nuovo Play It As It Lays l'ingombro è ovunque, suona le chitarre, l'armonica, le tastiere, fa pure le fotografie… Patti dunque non si vergogna più a dire che lei è qui perchè è la moglie del Boss, e non ci ricorda nemmeno che in fondo lei il contratto con la Columbia Records ce lo aveva già in tasca nel 1984, quando la E Street Band era ancora solo un miraggio, e per questo deve dire grazie solo ai suoi demo, nei quali compariva già il materiale tanto vituperato che costituirà l'ossatura di Rumbe Doll (1993). Probabilmente, con un ragionamento "alla sliding doors", se non avesse accettato di andare in tour come corista di Springsteen, oggi saremmo qui a parlare del "decimo album di Patti Scialfa, uno dei nomi di punta della canzone d'autore femminile americana", oppure manco sapremmo più che è esistita. Invece la sua è stata una storia di pannolini cambiati ai figli di Bruce e di tante serate passate a fare la bella statuina sul palco dei suoi mille concerti. E adesso proviamoci, se ci riusciamo, a non prenderla più sul serio, visto che nel lettore ci troviamo uno dei dischi meglio prodotti di quest'anno (merito dell'esperto duo Steve Jordan/Ron Aniello), con dei suoni molto puliti e precisi, ma che non perdono nulla in intensità. E, soprattutto, c'è un pugno di canzoni valide, seppur con tutti i limiti di un'artista comunque minore, a partire dal sorprendente trittico iniziale che dal singolo Looking For Elvis, una bella country-song caratterizzata dall'armonica del marito, passando per la soulfull Like Any Woman Would, arriva a Town Called Heartbreak, cinque minuti e mezzo entusiasmanti che trasudano soul da tutti i pori. E ci colgono impreparati anche i testi, malinconici e per nulla sereni come quelli della title-track, che ci svelano che la Scialfa ha una sua esistenza, che molto spesso soffre, ama e odia indipendentemente dal fatto che debba preparare da mangiare a un certo Bruce Springsteen, e lanci la prima pietra colui che mai l'aveva sospettato. Tutto il disco è sorretto da massicce dosi di musica nera, con cori gospel (Run Run Run) e ballate velate di r&b che potrebbero tranquillamente finire nel repertorio di Aretha Franklin (sentite le intense The Word e Bad For You, o il divertente soul-pop alla Dusty Springfield di Rainy Day Man). A parte forse nella debole e un po' patetica Play Around, la Scialfa sembra anche molto migliorata nel canto, sostituendo ai fastidiosi tremolii di voce di un tempo un timbro più maturo e profondo. Detto quello che doveva dire, ora Patti ripartirà al seguito del Magic Tour e tornerà a fare il palo lì alla sinistra del nostro Boss. Magic, uscendo in contemporanea, le ha tolto il piacere delle luci della ribalta….ma se ogni tanto fosse lei a lasciare a casa il marito con i bambini, sarebbe davvero così spiacevole? (Nicola Gervasini)
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