01/10/2007
Rootshighway
VOTO: 6,5
Un vecchio vinile gracchia, uno scalcinato piano ci riporta in un polveroso locale degli anni '40, poi dal deserto parte un visionario refrain alla Calexico, ma dura poco, perché una tromba a wah-wah degna della Chicago anni '30 fa da controaltare ad un coro da "summer of love 1967". A questo punto parte una distorta chitarra alla Neil Young, ma è un kazoo ad interrompere la cavalcata da cavallo pazzo e a portarci nel mondo del pop-rock beatlesiano alla Badfinger. Riparte la tromba mariachi, poi quando passano trenta secondi di pura american-music con chitarre rootsy, un piano alla Roy Bittan si trasforma in un jingle da jugband accompagnato da una sezione di fiati. E qui il brano finisce. Quello che vi abbiamo raccontato è The Overture, lo strumentale di 4 minuti che apre e nomina l'album d'esordio dei Rose County Fair, super-combo di star locali proveniente da Dallas, città che il gruppo ha già messo a ferro e fuoco con una serie di acclamati e devastanti concerti. L'introduzione dell'album è ovviamente fuorviante, una specie di blob di stili che nulla c'entrano con quanto viene dopo. Il resto del disco infatti è pura elettricità, un incontro al vertice tra la piacevole sgangheratezza di Alex Chilton, la fruibilità di un certo power-pop antico alla Pixies, ma anche un orecchio rimasto appeso agli Uncle Tupelo più sporchi di Still Feel Gone. Un mix di buone canzoni scritte dal cantante John Pedigo con un piglio molto melodico (a Falcons, Getting By e Slide Shows manca solo un bel video con qualche succinta ragazzetta per spopolare nei college americani) e un occhio al rock americano dei sotterranei (si senta la sofferta Hours Pass, roba che sarebbe piaciuta ai Dinosaur Jr. di Where You Been). Fanno un gran rumore i Rose County Fair, in Phoenix addirittura azzardano un riff da hard-rock anni 70, ma nella parte finale, con le lunghe Precipitation, Riverside e Mockinbird, dimostrano anche la capacità di strutturare canzoni che vadano oltre il tran-tran strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-ritornello delle pop-song. Tutto molto convincente nello spirito e nelle intenzioni dunque, sicuramente la band di Boston incarna alla perfezione quella filosofia rock and roll che ancora non rinunciamo a cercare su queste pagine web. Peccato che a volte l'autoproduzione crea una fastidiosa sensazione di improvvisazione e di trascuratezza nei particolari, tanto che l'insieme risulta ancora troppo monolitico per poter risaltare dal pantano delle mille local-band che si contendono gli "add" su Myspace. Per darvi un idea chiara dello spirito da guasconi del rock, il loro warning sul copyright è questo: "Le canzoni di quest'album hanno un altissimo livello di "kickassedness" - termine liberamente traducibile come "cazzonaggine" - e non possono essere riprodotte per legge in qualsiasi circostanza, altrimenti si attiverebbe tutta quella seria merda legale…". Siete avvertiti, ascoltateli prima sul loro Myspace (dove c'è la possibilità di scaricare l'intero cd), se vi provate a scaricarli illegalmente questi vi distruggono veramente la casa…. (Nicola Gervasini)
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