domenica 14 settembre 2008

ROBERT PLANT & ALISON KRAUSS - Raising Sand


23/11/2007

Rootshighway


VOTO: 6,5


Prendete una vecchia icona del rock che non deve dimostrare più nulla a nessuno, una star della musica rurale americana da tempo sdoganata negli ambienti che contano e un vecchio e scafato produttore che un tempo avrebbe voluto essere una rockstar. Non ci sarà neanche bisogno di shakerare il tutto per ottenere questo Raising Sand, la miscela infatti, che da più parti è stata presentata come una grande sorpresa, è per noi scontatamente buona, una somma di fattori certi e prevedibili. Sono ormai più di dieci anni infatti che Robert Plant ci dimostra di aver ancora voglia di fare buona musica, anche se i risultati sono stati alterni. Alison Krauss è un'artista che è riuscita nella difficilissima impresa di portare del puro bluegrass ai Grammy Awards senza dover cedere al mainstream più bieco, mentre T-Bone Burnett è da tempo uno di quei produttori che basterebbe mettere un bollino "produced by" sulla copertina per avere garanzia di buon gusto a grandi livelli. Per cui nessun miracolo se Raising Sand suona bene per quello che è: un disco di cover di T-Bone Burnett, cantato però non dalla sua voce, che nel suo ultimo lavoro The True False Identity era parsa invecchiata e sgraziata, ma da due cantanti di razza che qui fanno la figura degli scolaretti ligi e giudiziosi, e non nascondiamo che fa un certo effetto vedere un sessantenne che in questi giorni sta contrattando il compenso per il reunion-tour più atteso e remunerativo del secolo, adattarsi con tale umiltà a delle canzoni non sempre nelle sue corde. Perciò eccovi tutto il meglio del Burnett-pensiero, supportato oltretutto da strumentisti di primissimo livello come Norman Blake, Greg Leisz, Marc Ribot, giusto per aggiungere altre credibili credenziali al marchio di qualità, e ovviamente sorretto da una scaletta più che ragguardevole che tocca i repertori di Tom Waits (Trampled Rose) Townes Van Zandt (Nothin'), Dillard & Clark (con ben due brani tratti da Through The Morning, Through The Night), gli Everly Brothers di Gone, Gone, Gone e tante altre chicche più o meno note, tra blues, standards country e memorabilia di sicuro impatto. In alcuni casi ci si auto-omaggia, come in Please Read The Letter, un brano del controverso come-back in studio con Jimmy Page di qualche anno fa che Plant cerca in qualche modo di rinobilitare, oppure quando T-Bone piazza Sister Rosetta Goes Before Us, un brano di Sam Phillips, che permette alla Krauss di strabiliare per doti interpretative. Eppure lasciatecelo dire, non vogliamo parlare di grande occasione persa ma poco ci manca, perché l'alchimia di tre talenti così diversi e in stato di grazia avrebbe potuto anche partorire un album di originali davvero sorprendente, o almeno così ci piace pensare sentiti questi buoni risultati. Invece ci si accontenta del ritmo pigro del sound di un Burnett sempre più concentrato su suoni d'atmosfera e delle grandi dimostrazioni di classe e bravura dei due interpreti. Non poco certo, sempre più della media, ma siamo certi che non potesse essere ancora di più?(Nicola Gervasini)

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