venerdì 8 maggio 2026

TIM EASTON

 

Tim Easton

fIREHORSE

Campfire Propaganda

***1/2

Tim Easton è uno di quei classici artisti che si segue per la sua musica, ma anche per il gusto romantico di amare uno degli ultimi veri troubadour itineranti del mondo roots americano. È uno di quei nomi che difficilmente appare nelle classifiche dei dischi epocali, anche in ambito roots-rock (Ammunition del 2006 e Porcupine del 2009 sono i suoi titoli più apprezzati in ogni caso), nonostante porti avanti ormai da più di trent’anni una carriera discografica di tutto rispetto. Forse la grande occasione l’ha persa in gioventù, quando nel 1996 esordì con la band alt-country degli Haynes Boys in un’epoca in cui il genere aveva ancora un certo appeal per il mercato discografico, ma da allora porta avanti la sua storia artistica in posizione defilata. È però un artista che garantisce da sempre ottimo songwriting e una buona cura nel confezionare gli album, e non fa eccezione neppure questo fIREHORSE.

Il concept del disco parte dal dipinto in copertina realizzato dalla sorella Susan Easton Burns, un cavallo in fiamme, ma le canzoni sono comunque slegate da un filo conduttore preciso, se non le storie raccolte nella sua vita raminga. Il piatto offre giri blues gestiti con grande esperienza (River, 615 Heartbreaker), pigre ballate country (Cottonfields), ballate d’autore (Heaven & Hell) e momenti elettrici da southern rock come Son Of A Tyrant. Sono storie personali nate nel suo girovagare il mondo come musicista quelle di Never Punch the Clock Again e HWY 62 Love Song, piccole visioni del mondo, a volte purtroppo realistiche e attuali (Another Good Man Down parla di violenze da strada), a volte semplici appunti motivazionali (Don’t Let Your Mind Grow Dark). Bizzarro il testo di Hallelujah, dove Easton racconta i suoi giorni durante la caduta dell’impero di Nicolae Ceaușescu in Romania (era il 1989).

Produce il tutto Kevin Nolan, facendosi aiutare da quotati session-men solitamente al servizio della stellina Country Lainey Wilson, ai quali Easton racconta di aver ha consegnato una copia di Time Out Of Mind di Bob Dylan e di Bring the Family di John Hiatt non per copiarli, ma a titolo di ispirazione di suoni e attitudine. Il disco è stato finanziato con successo tramite Kickstarter, e conferma limiti e pregi di una visione artistica volutamente senza clamori e da retrovie dello star-system.

 

Nicola Gervasini

 

Nessun commento:

TIM EASTON

  Tim Easton fIREHORSE Campfire Propaganda ***1/2 Tim Easton è uno di quei classici artisti che si segue per la sua musica, ma anche...