Courtney
Santana
Living
Through It All
Blue Elan Records
***1/2
Ci sono esordi
che arrivano in fretta, ed altri che si portano sulle spalle già il fardello di
una lunga vita da musicista, e spesso la differenza si sente. Living Through
It All di Courtney Santana, ad esempio, ha già una storia lunga da raccontare,
quella di una vocalist nata ad Austin che ha fatto sue tutte le influenze della
città e anche oltre, cosa che, in una carriera già più che ventennale, l’ha portata
a fare da corista indistintamente per gli Hootie & The Blowfish o le Salt-n-Pepa.
Lei stessa cita Merry Clayton (la voce femminile di Gimme Shelter dei
Rolling Stones, per i più distratti) come prima influenza, subito dopo Aretha
Franklin (ma questa è una citazione obbligata per una qualsiasi soul-singer,
quasi come citare Bob Dylan per un folk-singer). Ma il titolo della title-track,
che apre le danze di questo buon disco, si riferisce invece alle tante vicissitudini
da lei sperimentate, storie di abusi, violenze, due figli da mantenere anche
sopportando di vivere in macchina nei momenti peggiori, vicende che potrete
trovare anche in un libro intitolato Off Kilter: Getting ‘Right After Abuse,
che va messo in bacheca accanto ad I, Tina di Tina Turner sul tema.
Con queste premesse è chiaro che
se questo esordio non porta rivoluzioni (ma in ogni caso conferme), sono i
testi qui a fare la differenza. Per il resto Just Keep Going mostra che
la cantante ha anche un gusto pop radiofonico che dosa bene orecchiabilità e
qualità, mentre la bluesata I Only Hurt Myself (Staying Mad At You),
monito dedicato a tutte le donne a non sopportare oltre il consentibile le
relazioni tossiche, inizia con uno scampanellio da Jersey-sound a noi più che
familiare. Ma sono brani come Hardcore Believer (scritta da Laura
Cantrell) o Holding On My Own che ancor più esaltano la chitarra solista
del co-produttore Jesse Dayton, un veterano che abbiamo visto al fianco
di gente come Johnny Cash, Waylon Jennings, Lucinda Williams e John Doe (ha
anche sostituito Billy Zoom in un tour degli X), oltre che autore di
apprezzabili album a suo nome. E proprio da Death Wish Blues del 2023,
un suo album a due mani con Samantha Fish (qui coautrice anche di Fool’s
Gold), arriva ad esempio la qui riproposta No Apology.
Con lui troviamo una house-band
più che rodata che vede Nick Lewis al basso, Eric Tucker alla batteria, Dayne
Reliford alle tastiere e il sassofonista Mark Wilson. E tra numeri quasi gospel
(Holding My Own), troviamo anche southern-blues come Fastest Way To A
Broken Heart o momenti più rock (Can You Dig It?), prima di chiudere
con la ballata These Eyes. “Non sono una persona straordinaria, ma sento
di avere una straordinaria missione” dichiara lei, e forse anche il suo esordio
non sarà straordinario, ma la presenta straordinariamente bene.
Nicola Gervasini
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