lunedì 26 ottobre 2026

The Reds, Pinks and Purples

 

The Reds, Pinks and Purples 

Acknowledge Kindness

Fire Records

File Under: Atmospheric Music

Non abbiamo forse ancora finito di riascoltare l’album The Past Is A Garden I Never Fed del 2025, che ecco che Glenn Donaldson, in arte The Reds, Pinks and Purples , arriva subito con un nuovo album intitolato Acknowledge Kindness. C’era d’aspettarselo, visto che, annunciando il capitolo precedente, parlò di più di 200 canzoni ancora nel cassetto. Sul valore di questo artista abbiamo già detto in precedenza, apprezzando molto l’album del 2025, la questione su questa nuova uscita semmai è se poi è possibile rintracciare in un percorso discografico che conserva ormai una regolare cadenza annuale una effettiva crescita o evoluzione del suono. È in questo forse che                 Acknowledge Kindness comincia leggermente a scricchiolare, non certo perché le sue canzoni intime e soffuse siano venute a noia o abbiano perso il loro fascino, quanto sul fatto che però le soluzioni musicali adottate cominciano a farsi ripetitive, e forse si comincia a prospettare la necessità di una sosta di riflessione che dia anche a noi il tempo di sentirne la mancanza.

Nulla da eccepire dunque sulla bellezza di brani come Is it you, or is it them? col suo bel giro di basso e chitarra, l’acustica Worthy of Love o la piano-song Doubt in Vain, che tra l’altro in molti passaggi ricordano davvero tanto gli American Music Club del mai troppo lodato Mark Eitzel. E sicuramente apprezzabile è anche il lavoro sui suoni, sempre meno e sempre più essenziali, ma sempre meglio definiti, ma la sensazione comincia ad essere di già sentito sia all’interno della sua discografia, sia in generale nell’ambito dei tanti artisti indipendenti che, come lui, macinano questo tipo di cantautorato. Un genere che comincia ad avere anche troppi anni di storia sulle spalle per non necessitare di qualche variazione sul tema.

In ogni caso se lo seguite già, ci sono abbastanza episodi da aggiungere ad un suo ideale The Best, ad esempio il momento quasi alla Smiths di Heaven Of Love o il malinconico mid-tempo di Emo Band, in mezzo a qualche passaggio magari ripetitivo come New Leaf o Houses che, messe di seguito, propongono lo stesso schema melodico sorretto dall’arpeggio di chitarra, o qualche superfluo riempitivo come i due strumentali d’atmosfera (Blue Heron Lake e la stessa Acknowledge Kindness) , o qualche passaggio minore (Build Love). Poco male, il disco lo conferma in tutte le sue doti positive, ma è anche doveroso segnalare che qui comincia a tirare aria di autoindulgenza e di un accontentarsi che può diventare pericoloso in ottica futura.

 

Nicola Gervasini

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