The
Reds, Pinks and Purples
Acknowledge
Kindness
Fire
Records
File Under:
Atmospheric Music
Non abbiamo forse ancora finito
di riascoltare l’album The Past Is A Garden I Never Fed del 2025, che
ecco che Glenn Donaldson, in arte The Reds, Pinks and Purples ,
arriva subito con un nuovo album intitolato Acknowledge Kindness. C’era
d’aspettarselo, visto che, annunciando il capitolo precedente, parlò di più di
200 canzoni ancora nel cassetto. Sul valore di questo artista abbiamo già detto
in precedenza, apprezzando molto l’album del 2025, la questione su questa nuova
uscita semmai è se poi è possibile rintracciare in un percorso discografico che
conserva ormai una regolare cadenza annuale una effettiva crescita o evoluzione
del suono. È in questo forse che Acknowledge
Kindness comincia leggermente a scricchiolare, non certo perché le sue canzoni
intime e soffuse siano venute a noia o abbiano perso il loro fascino, quanto
sul fatto che però le soluzioni musicali adottate cominciano a farsi ripetitive,
e forse si comincia a prospettare la necessità di una sosta di riflessione che
dia anche a noi il tempo di sentirne la mancanza.
Nulla da eccepire dunque sulla
bellezza di brani come Is it you, or is it them? col suo bel giro di
basso e chitarra, l’acustica Worthy of Love o la piano-song Doubt in
Vain, che tra l’altro in molti passaggi ricordano davvero tanto gli
American Music Club del mai troppo lodato Mark Eitzel. E sicuramente apprezzabile
è anche il lavoro sui suoni, sempre meno e sempre più essenziali, ma sempre
meglio definiti, ma la sensazione comincia ad essere di già sentito sia all’interno
della sua discografia, sia in generale nell’ambito dei tanti artisti
indipendenti che, come lui, macinano questo tipo di cantautorato. Un genere che
comincia ad avere anche troppi anni di storia sulle spalle per non necessitare
di qualche variazione sul tema.
In ogni caso se lo seguite già,
ci sono abbastanza episodi da aggiungere ad un suo ideale The Best, ad esempio
il momento quasi alla Smiths di Heaven Of Love o il malinconico mid-tempo
di Emo Band, in mezzo a qualche passaggio magari ripetitivo come New
Leaf o Houses che, messe di seguito, propongono lo stesso schema
melodico sorretto dall’arpeggio di chitarra, o qualche superfluo riempitivo
come i due strumentali d’atmosfera (Blue Heron Lake e la stessa Acknowledge
Kindness) , o qualche passaggio minore (Build Love). Poco
male, il disco lo conferma in tutte le sue doti positive, ma è anche doveroso
segnalare che qui comincia a tirare aria di autoindulgenza e di un accontentarsi
che può diventare pericoloso in ottica futura.
Nicola Gervasini
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