venerdì 7 luglio 2017

FIONN REGAN

Fionn Regan
The Meetings Of The Waters
[
Abbey Records/ Goodfellas 
2017]
fionnregan.com
 File Under: ambient folk-pop 

di Nicola Gervasini (09/05/2017)
Si erano perse le tracce di Fionn Regan, cantautore irlandese che aveva posto buone premesse da noi segnalate in occasione del suo disco d'esordio (The End Of The History), già subito non pienamente espresse dal suo incerto secondo album (The Shadow of an Empire del 2010). Era dal 2012 che non pubblicava, dopo che il terzo album 100 Acres of Sycamore nel 2011 ne aveva confermato pregi e difetti, e il cortissimo e indecifrabile The Bunkhouse Vol. 1: Anchor Black Tattoo lo aveva definitivamente relegato al mondo dell'autoproduzione e del sottobosco perpetuo. Cinque anni di silenzio in cui Regan sembra aver deciso di ridefinire la propria carriera sotto nuove spoglie, abbandonando il crudo stile folk della prima parte della sua carriera, in favore di un etereo indie-folk elettronico alla svedese, misto ad una vena di estetizzante brit-pop, quasi alla Coldpaly prima maniera.

Basta come esempio il video promozionale della title-track, cinque sognanti minuti in cui vediamo l'attore Cillian Murphy (in Inghilterra diventato personaggio di culto grazie alla serie Peaky Blinders) viaggiare di notte senza che nulla accada, per poi solo alla fine scoprire grazie alle luci dell'alba che stava solo raggiungendo il mare. Video statico e sognante, in cui tutto poggia sulla voce sempre più impostata di Fionn, che nel resto del disco spinge molto su atmosfere nebbiose e malinconiche con un largo uso di tastiere e sintetizzatori che ricorda molto certi momenti degli Shearwater. Un nuovo taglio stilistico che spesso è sorretto ancora da una buona scrittura (Cormorant Bird), ancora capace di tornare al folk minimale di Turn The Skies Of Blue On (dove assomiglia davvero tanto a Josè Gonzalez), di scherzare con i classici (Babushka-Yai Ya, sorta di Folk&Roll dedicato al noto successo di Kate Bush).

Tanti brani alquanto brevi, tra buone pop-song come Cape Of Diamonds e indecifrabili bozzetti di synth-music (Aj). Una sequenza di episodi altalenante, sempre un po' indecisa se giocare a rifare Pink Moon di Nick Drake, o trovare finalmente una hit radiofonica infarcendo il tutto di elettronica (Up To The Rafters). Interessante, se non rovinasse un po' tutto nel finale con i 12 minuti di inutile tappeto di tastiere New Age di Tsuneni A, lungo invito alla meditazione che non porta da nessuna parte se non a "skippare" il brano nei successivi ascolti, riducendo così il disco a 28 minuti effettivi e non sempre tutti allo stesso livello. Conti da ragioniere forse, ma se Regan cerca un rilancio o una nuova vita artistica, deve dare più l'impressione di cercare la sostanza e non solo la forma, e The Meeting Of The Waters, pur attirando l'attenzione, fallisce nell'intento.

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