martedì 22 maggio 2012

SEA OF BEES


SEA OF BEES

ORANGEFARBEN

Heavenly Records

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Si cela una piccolo icona della indie-music come Jules (all’anagrafe Julie Ann Bee) dietro la sigla Sea Of Bees, una ragazza di Sacramento dall’aria dimessa che potrebbe tranquillamente apparire come la commessa del vostro supermercato di fiducia, quasi una (non) veste da star voluta per far concentrare tutti solo sulla sua musica. Orangefarben è il secondo capitolo di questa oscura saga, e se con The Bee Eee Pee del 2009 si era ancora nel recinto del fai da te discografico, qui la ragazza comincia davvero a far sentire il proprio talento. Undici brani che il critico Robin Hilton di NPR ha definito “la versione femminile degli Sparklehorse”, ma che noi invece sentiamo più come una coda alla nuova tradizione di muse femminili degli anni 2000 come Feist o Joan As A Police Woman e persino Brandi Carline nelle sue soluzioni più tradizionalmente rootsy-rock. In più però anche un piglio pop-rock che manca alle colleghe, come si evince fin dall’iniziale Broke, che ha un bella base da mainstream rock tutt’altro che eterea. E’ con Take che tra acustiche e violoncelli che si comincia a scendere negli inferi delle suggestioni, ma già Gone riporta tutto in una chiave folk-pop quasi alla Suzanne Vega anni 80. Jules suona praticamente tutti gli strumenti, persino la batteria, aiutata dal produttore John Baccigaluppi, e a dispetto della sua immagine oltremodo timida, nei testi apre il suo cuore per raccontare il dolore della fine di un rapporto, lasciando poche parole ai titoli (tutti composti da una sola singola parola come era di moda fare negli anni 90) e molte alle sue storie. Il disco tiene un bel ritmo anche nel proseguo (molto belli gli intrecci di chitarra di Teeth) fino al fisiologico calo, (il trittico More, Give e Smile allenta troppo la tensione dell’inizio). I titoli ermetici nascondo poi una sorpresa, visto che Leaving altro non è che una azzeccata cover di Leaving On A Jet Plane di John Denver (con batteria elettronica), canzone dell’addio per antonomasia, e poi l’album si riprende con la veloce e arrabbiata Girl e la più sofferta Alien. Piacevole e pieno di buone canzoni, Orangefarben è una bella sorpresa a cui manca solo il supporto di un team professionale in fase di registrazione. Se mai vincerà la sua ritrosia ai contatti umani e deciderà di affidarsi a collaborazioni proficue, la ragazza potrebbe riservare piacevoli sviluppi.
Nicola Gervasini

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