domenica 23 agosto 2009

FROG HOLLER - Believe It Or Not


14/07/2009
Rootshighway

VOTO: 6,5


Si era puntata anche qualche fiches importante nel nostro sito sul nome dei Frog Holler, basta anche solo recuperare le recensioni dei loro vecchi dischi (Idiots del 2001, Railings del 2003, Haywire del 2005) e per rendersene conto. "Americana", "alt-country", semplice american-music che sia, la musica dei Frog Holler ha sempre avuto qualche cosa di più della massa, pur navigando sempre in quel mondo "post-No Depression" che in questi anni duemila ha avuto vita difficile. Believe It Or Not è il loro quinto disco in dieci anni di attività, e arriva a confermare il fatto che la penna di Darren Schlappich (sarà per il nome impronunciabile che le porte della fama gli sono state sempre negate?) resta una delle più brillanti del genere, persino quando si adagia nella routine melodica di una stra-sentita To Turn Back Now.

Purtroppo però conferma anche che la band non ha fatto il salto di qualità che si sperava, forse complice il fatto che i ragazzi abbiano imbastito uno studio casalingo per l'occasione, operazione che assicura un lavoro con tempi più lunghi e senza l'assillo di dover sfruttare al massimo il costoso tempo di sala registrazione, ma che potrebbe anche essere la causa di una certa lassità produttiva (li ha aiutati Ben Longenecker) che penalizza un poco queste canzoni. Basta prendere fin da subito Not Like Us o Alibis, buone canzoni che soffrono di un suono un po' piatto e di una vocalità che si accontenta un po' troppo di raccontare le proprie storie, quando magari i buoni consigli di qualche addetto ai lavori più professionale avrebbe dato al tutto più brillantezza. Se dunque i suoni e le performances lasciano un po' a desiderare, i brani riescono comunque a farsi notare. Sicuramente da ricordare il country pigro di Fundamental Blues, le spigolature di Honest Bill (come non ricordare gli Uncle Tupelo più elettrici in questo caso?), il grande muro elettrico di Whiskey Ditch, forse il momento più esaltante del disco, ma anche l'attimo in cui se ci si immagina dei Drive By Truckers alle prese con lo stesso pezzo, si capisce quanto i Frog Holler abbiano ancora da correre e macinare chilometri.

Il disco ha il grande pregio di essere vario e alternare momenti esplosivi a ballate piacevoli e leggere come Decide o Control Freak (I Know I Know) o altre con maggiore peso specifico (Strange Powers). Si finisce bene con l'accorata New Years Day ("sento che suonano la nostra canzone alla radio, ma tu non senti più nulla") e si rimane con un po' di amaro in bocca nel constatare come il mondo del self-made-record stia appiattendo talenti che avrebbero bisogno solo di qualcuno capace di fargli spiccare un salto verso l'alto. Ma al prossimo balzo, anche se piccolo, noi ci saremo comunque.
(Nicola Gervasini)

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