giovedì 27 agosto 2009

NICK HENSLEY - Love Songs For Angry Men


22/07/2009
Rootshighway



Inventiamoci uno slogan per questo album d'esordio di Nick Hensley, già leader dei District negli anni '90. Potrebbe essere "Direttamente dal bancone del bar ai vostri lettori", oppure "Cosa non si fa con una birra e una chitarra!". Insomma avete capito, queste Love Songs For Angry Men nascono da sette lunghi anni di vita da bar di una band (gli Angry Men appunto…) che ha deciso di concedere al proprio leader l'onore della titolarità del primo disco. Cuore, passione, belle chitarre, canzoni scritte con gusto e anche qualche colpo di originalità (l'accoppiata The Anthem of the Last Real Boy, quasi una giga celtica, e la train-song The Barefoot Prophet in My Front Yard fanno quasi sperare nel miracolo all'inizio del cd) e soprattutto il bel vocione di Nick, che a noi italiani non può non ricordare quello di Graziano Romani (da prendere come un complimento questo…).Purtroppo l'aver atteso tanti anni prima di riuscire a registrare questo album ha fatto sì che Nick Hensley abbia peccato di poca auto-severità nel tagliare i rami secchi, soprattutto considerando che brani come il duetto con la dolce vocalist Jessica Carey Call It What It Is emozionano per poco prima che ci si renda conto che il songwriting è davvero poca cosa, oppure come Sacred Ground, materia che sempre il nostro Romani saprebbe trattare meglio quando è in vena. E non essendo un cavallo di razza, Hensley zoppica quando rallenta troppo, come nell'acustica Content o nella irriverente Like A Jerk, e in genere nelle troppe ballate sparse nel disco, mentre invece regala grandi cavalcate quando spinge sull'acceleratore del rock americano di grana grossa. Qua e là comunque il nostro azzecca bei brani come la rabbiosa It's All the Same War, che chiude le danze o la bella Misguided Dreams Of Hollywood che appare forse come la scrittura più notevole del lotto. Ma negli altri brani latita persino un po' di quel sudore che si richiede al genere, anche se la mitologia che anima le rime di Biography of a Pretend Rock Star o Scars (Push Too Far) è sempre quella dei tempi d'oro in cui il blue-collar rock aveva ancora quel senso di rivalsa sociale che oggi fa fatica a ritrovare. Sorpassato, ma incondizionatamente adorabile proprio per questo. (Nicola Gervasini)

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