lunedì 12 ottobre 2015

TITUS WOLFE

TITUS WOLFE
HO-HO-KUS N.J.
Score and More Music
***1/2

Con un nome d’arte che sarebbe piaciuto molto a Tom Waits per uno dei tanti nighthawks che popolano le sue canzoni, il tedesco Titus Wolfe è il classico fan che si fa protagonista dopo anni di gavetta nei club di Francoforte. Titolare di una poco conosciuta discografia locale, Wolfe prova ad uscire dai suoi confini con un album nato come omaggio ad uno dei suoi padri spirituali, Willy DeVille. Storia vuole che Wolfe abbia mandato una sua versione di Heaven Stood Still che potrebbe essere quello che ne verrebbe fuori dando la canzone in mano ad un Greg Brown (molto simili le voci in alcuni momenti) a David Keyes, bassista di Deville. Convinto dalla bellezza della versione, Keyes ha organizzato per Wolfe una session nel New Jersey (da qui lo strano titolo del disco) con alcuni amici e professionisti di genere (spicca su tutti Kenny Margolis alle tastiere), per un album che racchiude le migliori composizioni di Wolfe e due cover in omaggio a Deville (oltre a Heaven Stood Still, anche Angels Don’t Lie, struggente ballata ripescata da Loup Garoup). L’album ha una partenza particolarmente triste e ispirata con le notevoli Your Name in The Clouds e Too Far Gone, perfette per esaltare il suo vocione roco e basso, ed è solo con Guru For A Dime (qui Margolis si esalta con il Wurlitzer) che si trova un po’ di ritmo. Da qui si procede su buoni livelli, per quanto sia evidente che Wolfe non sia interessato a dimostrare particolare originalità e innovazione nelle soluzioni. Where Roses Grow, A Trip Nowhere (che sembra una ballata dello Springsteen epoca Devils And Dust), Calling Your Name o la soffice The Trouble You Must Have Seen si susseguono tra sussurri e una particolare attenzione ai suoni caldi e riverberati, evidenziando un autore comunque capace e un interprete di livello. Esame di maturità dunque superato per Wolfe, uno dei tanti che vede l’omaggio come punto di partenza per la propria arte, anche quando potrebbe farne a meno, come quando affronta l’abusatissima Willin’ dei Little Feat facendosi aiutare alla voce da Joe Lynn Turner, ex vocalist dei Rainbow e dei Deep Purple (Mark 5), uscendone degnamente, ma non aggiungendo poi niente che già i suoi brani non fossero in grado di dire. Consigliato per Deville-lovers e amanti della buona canzone roots.


Nicola Gervasini

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