sabato 14 marzo 2009

THE HEARTLESS BASTARDS - The Mountain


27/02/2009
Rootshighway


VOTO: 7



Restano sempre bastardi (nel suono ovviamente...), ma stavolta con un pizzico di cuore in più. E' questa l'evoluzione voluta da Erika Wennerstrom, l'allucinata voce degli Heartless Bastards, all'indomani di un forte rimpasto della formazione e della pubblicazione del loro terzo disco The Mountain. Li avevamo conosciuti in occasione del loro esordio Stairs and Elevators nel 2005, rumoroso blocco elettrico di garage-rock moderno alla Black Keys, doppiato dal meno interessante All This Time nel 2006. Destinati a perdersi nella memoria degli adepti raccolti nei due anni di attività, gli Heartless Bastards rinascono dopo tre anni e intraprendono a sorpresa una strada che potrebbe anche rivelarsi vincente in futuro prossimo. Innanzitutto la Wennerstrom ha licenziato la vecchia sezione ritmica per adottare i suoni più morbidi di Billy White e Doni Schroeder, ma ancor più intelligentemente ha smesso di sobbarcarsi tutte le parti di chitarra, integrando la band con ben due chitarristi (Marc Nathan e Willie Rhodes). Nomi poco noti, ma di provenienza decisamente roots-oriented, che portano in dotazione al nuovo sound un campionario composto di banjo, mandolini, violini, pedal steel guitar.

Il risultato è convincente, con la Wennerstrom che smette di atteggiarsi a piccola PJ Harvey dei giorni nostri e cerca un suo stile personale nel cantare, sempre molto impostato e declamatorio, ma che ben si mischia alla nuova linea sonora. La ragazza sembra aver ascoltato cosa offre il nuovo mondo musicale, ha sicuramente incamerato sia il tentativo di cross-over tra hard e tradizione dei Black Mountain, sia il nuovo country alternativo dei Blanche, e il risultato finale fa sicuramente di originalità virtù. The Mountain inizia con la title-track e il suo riff alla Crazy Horse, ma già alla seconda canzone arriva il primo shock per i vecchi fans, una Could Be So Happy che toglie completamente la spina alle elettriche e si lancia in una girandola di folk tradizionale. Ma è il rock d'altri tempi di Early In The Morning a decretare la maturazione della band: tiro da rock west-coast anni 60, con Erika nei panni di una novella Grace Slick, e una capacità di maneggiare il verbo classico che è solo di chi ormai ha calcato i palchi da molti anni.

Non cerca vie nuove neanche la ballatona rock-soul Hold Your Head High, mentre Out At Sea torna a indagare il suono secco e diretto dell'underground sixties. E via così fino alla fine, tra tentazioni psichedeliche e forti tendenze reazionarie, esattamente il mood arrivato in dote con il bravo produttore Mike McCarthy, uomo in grado di passare dagli Spoon a Patty Griffin come se fossero fatti della stessa pasta, che ha portato tutti ad Austin, in Texas a sporcare il suono con l'aria del luogo. The Mountain resta volutamente in bilico tra la voglia di lasciarsi andare a docili folk-songs (So Quiet, Had To Go) o a pseudo-blues strascicati (Witchypoo) e distorte schitarrate da bassifondi (Sway). Giusto i fondamentali per ripartire con il piede giusto.
(Nicola Gervasini)


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