lunedì 30 marzo 2009

VARI - Born To The Breed - a Tribute To Judy Collins



Marzo 2009
Rootshighway


VOTO: 6

Dici Judy Collins e pensi al folk degli anni '60, al Greenwich Village, e ai tempi in cui la politica si faceva anche con le canzoni. Lei fu un personaggio di primo piano di quel mondo, eppure paradossalmente oggi, che la scena pullula di giovani folk-singer, raramente la cantautrice di Seattle viene citata nelle liste delle muse ispiratrici. Colpa il fatto che molti l'hanno sempre vista più come interprete che come autrice, visto soprattutto che il suo disco più famoso e acclamato (Who Knows Where The Time Goes del 1968) presentava solo un brano autografo. Oppure complice anche il fatto che lei aveva una straordinaria capacità di scoprire canzoni e autori prima di tutti, ma il grave difetto di non aver mai azzeccato la versione definitiva e più riconosciuta di nessun classico. Fu la prima a registrare Mr. Tambourine Man di Dylan, fu la prima a scoprire il songbook di Leonard Cohen e Joni Mitchell molto prima del loro esordio, e non c'è brano folk giunto nelle classifiche degli anni '60 che non conoscesse già una sua interpretazione. Non ha mai smesso di pubblicare in tutti questi anni, ma la sua resta una produzione più per nostalgici, con vari album tributo dedicati a Dylan, Cohen o ai Beatles, tutti feticci per innamorati cronici del personaggio, più che cd da consigliare.Singolare anche il fatto che per avere un disco tributo, oggetto che davvero non è stato negato a nessuno negli ultimi vent'anni, la Collins abbia dovuto provvedere in prima persona attraverso la sua etichetta, la Wildflower, già titolo di un suo album del 1967 tra i più venduti del suo catalogo. Born To The Breed suona fin dall'inizio come un omaggio al proprio datore di lavoro da parte di alcuni dipendenti ligi al dovere, ma la Collins ha coinvolto anche qualche altro nome per dare sostanza al progetto. Il disco sulla carta si presenta anche interessante, primo perché si riferisce solo alle canzoni firmate dalla Collins, che sono spesso tutte da scoprire, secondo perché il parco artisti coinvolto sembra poter accontentare davvero tutti. Ci sono vecchie compagne di battaglie (una Joan Baez che quasi le fa il verso in Since You've Asked), nuovi artisti alla moda (una melodrammatica e barocca Albatross offerta da Rufus Wainwright) o l'ultimo gioiellino di casa Wildflower (un timido Ali Eskandarian che maneggia Song For Sarajevo con troppo rispetto). C'è anche il vecchio amico Leonard Cohen, che però si limita a recitare il testo dello stesso brano già offerto da Joan Baez, alimentando una certa nostra delusione per il mancato inedito di un autore notoriamente poco prolifico. Ci sono nomi storici della musica americana, come una briosa Dolly Parton (buona la sua Fisherman's Song) o un impagliatissimo Jimmy Webb che approfitta troppo della nostra pazienza con la lunga e neniosa The Fallow Way. Oppure nomi minori, come le evanescenti Webb Sisters o un altro prodotto di casa di nome Kenny White, bravo e richiesto pianista (recentemente lo abbiamo sentito in azione con i Mystix) e produttore visto al lavoro con Shawn Colvin, Peter Wolf e Marc Cohn. Ed è proprio Shawn Colvin ad aprire le danze con una convenzionale Secret Gardens, così come non si impegna più di tanto Jim Lauderdale con i suoi Dream Players (con Gary Tallent e Al Perkins in formazione) a rileggere Easy Times. Sorprese positive arrivano da una Chrissie Hynde a suo agio nella piano-song My Father o la promettente Amy Speace, nome che abbiamo notato di recente con The Killer in Me, qui alle prese con una countreggiante Born To The Breed. Francamente da dimenticare (o perlomeno troppo fuori contesto) i sette minuti della Che offerta dal vocalist dei Puressence James Mudriczki, figlio della scena techno di Manchester, o anche la detestabile Trust Your Heart enfatizzata da Bernardette Peters, star di Broadway con voce alla Barbra Streisand. La Collins ha fatto dunque un regalo più a sé stessa che a noi, ben curando anche la confezione e il libretto completo di testi e note, ma ottenendo in cambio solo una serie di compitini svolti senza troppa passione, e finendo solo per ricordare a tutti come mai fino ad oggi nessuno aveva ancora promosso una simile operazione: semplicemente perché forse non ce n'era poi così bisogno. (Nicola Gervasini)


http://www.judycollins.com/http://www.wildflowerrecords.com/


LA SCALETTA 1. Since You've Asked - Joan Baez 2. Easy Times - Jim Lauderdale 3. The Fisherman Song - Dolly Parton 4. My Father - Chrissie Hynde 5. Secret Gardens - Shawn Colvin 6. Song for Martin - Kenny White 7. Born to the Breed - Amy Speace 8. Albatross - Rufus Wainwright 9. Fortune of Soldiers - The Webb Sisters 10. The Fallow Way - Jimmy Webb 11. Trust Your Heart - Bernadette Peters 12. Holly Ann - The Weaver Song - Dar Williams 13. Song for Sarajevo - Ali Eskandarian 14. Che - James Mudriczki (of Puressence) 15. Since You've Asked - Leonard Cohen Reprise: Spoken Word)

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