mercoledì 23 luglio 2014

THE WHIGS

THE WHIGS
MODERN CREATION
New West
***
Non so se l’ironia del nome sia voluta o no, ma la band chiamata come il maggiore partito politico progressista d’Inghilterra è in verità portavoce di una corrente decisamente reazionaria del mondo del rock. Scherzi che si possono permettere solo i Whigs, una delle ormai neanche troppo nuove (l’esordio è del 2005) realtà provenienti da REM-City (al secolo Athens, in Georgia), giunti con Modern Creation al traguardo del quinto album. La contraddizione però descrive perfettamente la loro strana condizione di american-band votata ad un rock chitarristico decisamente di marca britannica, fatto che li ha portati in passato a fare da gruppo spalla contemporaneamente ai Drive By Truckers e ai Franz Ferdinand, giusto per far capire la difficile catalogabilità della loro musica. Prendete i Black Keys e fategli suonare cover dei Blur e forse qualcosa potete immaginarvi. Parker Gispert, Julian Dorio e Timothy Deaux (rispettivamente chitarra e voce, batteria e basso) sono il classico power-trio come se ne sono visti tanti in questi anni, ma sono riusciti nonostante tutto a crearsi uno stile abbastanza personale, meno allucinato e psichedelico di quello dei Band of Skulls, e più avvezzo a tendere a pop-song di marca fab-four come nella conclusiva The Difference Between One and Two. Si parte però con un bel muro rock di You Should Be Able To Feel It, si passa ad una Asking Strangers For Directions che sembra un brano dei Pulp con base quasi-metal, mentre The Particular potrebbe essere un incontro tra i Verve e i Dinosaur Jr. Come avrete capito il programma è vario e ama unire elementi apparentemente inconciliabili, con risultati anche brillanti come quando in Hit Me si azzarda una pulsante base quasi-dance ad una frizzante pop-song, o nella bella costruzione di Modern Creation. Il gioco è comunque tutto qui, anche quando si prende una base a tutta velocità da punk californiano e la si unisce a scanzonati coretti pop (Friday Night), o si riesumano giri alla Husker Du (She is Everywhere), fino ad un finale in tono minore con Too Much In The Mornig e I Couldn’t Lie. Produzione ben pompata da Jim Scott (Wilco) con batteria in primo piano, Modern Creation è un buon album per tenervi svegli in un viaggio in macchina perché unisce l’energia delle chitarre alla cantabilità dei brani. Se poi questo rappresenti davvero una gran novità è tutto un altro discorso…

Nicola Gervasini

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