MANDOLIN ORANGE

MANDOLIN ORANGE
SUCH JUBILEE
Yep Roc.
*** 1/2

Storie di raccolti, montagne rocciose, miniere abbandonate, amori impossibili da maturare nella vita desolata della provincia americana. Esiste ancora questo immaginario semplicemente perché l’America non ha mai smesso di avere angoli in cui il tempo si è fermato da almeno un secolo, fuori dalle coordinate del grande correre degli Stati Uniti di Obama per non perdere il ruolo egemone che la storia gli aveva assegnato nel ventesimo secolo. E se esiste ancora quell’America, normale che esistano e nascano ancora  band come i Mandolin Orange, nome quanto mai esplicativo sulla direzione della loro musica. Duo formato da Emily Frantz e Andrew Marlin, vengono dal North Carolina e hanno all’attivo già quattro album prima di questo Such Jubilee, secondo disco decisamente americana-oriented edito per la Yep Roc.. Musicalmente non è niente che già non si era sentito dalle band dell’alternative country anni 90, o, se vogliamo, potremmo presentarli come una versione meno lugubre e più melodica della Handsome Family, capaci di portare in cascina brani di struttura tradizionale come Old Ties and Companions, ma anche ottime prove d’autore come l’acustica Rounder. Unico membro aggiunto in session è Josh Olivier (che aggiunge voci, chitarre e wurlitzer qua e là), per il resto il disco è completamente autoprodotto dal duo, ormai capace di dimostrare piena maturità anche nell’amalgamare le tante chitarre acustiche con il violino della Frantz (bellissima, in questo senso, From Now On). L’album comunque ha un tono decisamente dimesso e crepuscolare, permeato da una grande malinconia che traspare anche dai testi, intrisi di tutti quei fantasmi che una provincia in crisi (umana, ancora prima che economica) si portano ancora appresso. La vita è altrove sembra dire un brano come Jump Mountain Blues, vero inno all’impossibilità di trovare la felicità tra le rocce desolate del North Carolina (“adesso ogni pensiero di te è solo un piccolo ricordo di tutti i miei rimpianti, se solo tu avessi conosciuto la vera felicità, probabilmente ci sarebbe un fantasma in meno che si aggira come un bambino perduto in queste colline di Rockbridge County”), o un titolo già di per sé esemplificativo di ciò che rimane come Blue Ruins. All’economia del disco manca forse il momento di respiro in mezzo a tanta mestizia, ma è palese che non era nelle intenzioni del duo dare un attimo di tregua: gli Stati Uniti inseguono la Cina, la Russia, il mondo Arabo, e intanto si stanno dimenticando dei luoghi che hanno fatto la loro storia. E resta solo questa musica a ricordarli.
Nicola Gervasini

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