venerdì 15 maggio 2009

DROPKICK - Patchwork


20/4/2009
Rootshighway


VOTO: 7
"The Scotlland's finest alt-country power-pop band" ha sentenziato Tom Morton della BBC scozzese. Pochi dubbi sul fatto che i Dropkick possano realmente esserlo, visto che probabilmente le highlands scozzesi non pullulano di perfetti cloni dei Jayhawks come loro. Per cui prendiamo per buona la presentazione, anche per fare ammenda sul fatto che scopriamo questo trio, proveniente da un piccolo paese chiamato Angus, solo grazie a questo Patchwork, ottavo album di una piccola saga iniziata nel 2001. Tutto era nato dall'insana passione dei fratelli Alan e Alaistair Taylor per l'alt-country americano, una fissazione che li ha portati a diventare provetti chitarristi di genere (Alan suona anche la batteria) e ad ampliare il loro raggio d'azione ai vari banjo, mandolini, glockenspiel e pedal steel, vale a dire il campionario base per una perfetta country-band di seconda generazione. A loro si sono uniti nella formazione più recente il chitarrista Roy W. Taylor e Stuart Low, tutti uniti nel condividere la vita on the road di una band indipendente che gira spesso l'Europa mietendo complimenti un po' ovunque. Jayhawks abbiamo detto: inutile evitarne il riferimento, queste dodici canzoni potrebbero tranquillamente essere quel seguito di Tomorrow The Green Grass che non abbiamo mai avuto a causa dei dissapori tra Louris e Olson. E non fatevi ingannare troppo dal "power-pop" della dichiarazione di Morton, perché qui il sound e le melodie sono puramente country-rock e seguono quella linea in bilico tra suono rurale e orecchiabilità radiofonica che dai Jayhawks porta fino agli America che furono. Nessuno spazio quindi ai ritmi serrati e alla frenesia del vero power-pop come lo intendiamo noi: questi ragazzi scozzesi sanno realizzare piccole gemme di cantautorato americano moderno come To You, Making Time To Talk o Lucky That The Heart, che davvero avrebbero potuto anche essere ammesse in quella summa di genere che è stato Rainy Day Music dei Jayhawks. A questo punto sembra anche inutile stare a rimestare lo stesso discorso sulle ragioni che ci spingono a volte a godere di questo "patchwork" di idee altrui, i Dropkick sono una delle tante dimostrazioni che si può essere dei cloni, dei semplici derivati, ma essere in grado di creare un prodotto piacevole e ben fatto. Basta solo avere la grazia di scrivere ottime canzoni in fondo (e qui davvero in questo senso i momenti di routine vanno cercati con il lanternino) e riuscire a ben nascondere i limiti tecnici e produttivi che una realtà come la loro si porta inevitabilmente appresso. Abbandoniamoci dunque senza troppe remore critiche alle melodie di Where I'm From, agli echi neilyounghiani di Listen To You, al sixtie-pop di Patchwork: ascoltate facendo scivolare le ruote di una macchina seguendo il loro ritmo, suonano semplicemente perfette. Patchwork potrebbe essere catalogato come disco per nostalgici, se non fosse che noi, come loro, crediamo ancora nella grande attualità di questo rock. (Nicola Gervasini)
http://www.dropkickmusic.co.uk/



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