lunedì 11 maggio 2009

RIGO - Smiles & Troubles


27/04/2009
Rootshighway


"In Italia manca la cultura musicale di base". A dirlo si viene tacciati di banale qualunquismo, ma questo Smiles & Troubles di Antonio Righetti, alias Rigo, ci costringe ad una piccola riflessione. Nel piccolo mondo nostrano succede che l'immensa notorietà acquisita da Ligabue, ormai pari a quella del Vasco nazionale, continui a non avere un effetto positivo sull'amore per la musica americana dei nostri connazionali (d'altra parte se non c'è riuscito Springsteen ai tempi d'oro…). E così Smiles & Troubles per uscire deve farsi tutta la trafila da produzione e promozione indipendente, come se Rigo fosse uno sconosciuto pivellino alle prime armi e non un bassista acclamato in tanti affollatissimi concerti. Se dunque noi piangiamo ancora una volta l'assenza dell'elemento "curiosità" dell'ascoltatore medio, dobbiamo anche rilevare che il buon Rigo ha dimostrato coraggio (o scarsa furbizia) nel non approfittare dell'effetto traino della sua lunga collaborazione con il Liga nazionale.

Un album in italiano, per quanto immerso nei suoni americani tutto "lambrusco e popcorn", finirebbe in ben altre programmazioni. Invece Smiles & Troubles adotta la via di canzoni in inglese e autografe, e semmai va ad intralciare il sentiero intrapreso da anni del vecchio compagno di avventure Graziano Romani. Su queste pagine abbiamo parlato anche del suo mini album di esordio Songs from a Room Vol.1, un progetto che già evidenziava l'appartenenza di Rigo a tutta una mitologia culturale da strada. Lui stesso descrive l'album come nato in camere hotel, da pasti con striminzite gallette, pneumatici che frusciano sull'asfalto dell'A1…Avete capito insomma: sincera passione, sudore da palco e quella giusta dose di vecchio immaginario rock ormai fuori moda che potrebbe ancora far sognare qualcuno. E forse piangeremo lacrime amare il giorno che scopriremo che non sarà rimasto più nessuno sensibile ad un artista che nei suoi show si prodiga tra una canzone e l'altra in readings di Hemingway, Kerouac, Pavese, Miller e tanti altri.

Ma cosa troveranno i curiosi in questo disco? Rock americano puro, con a sorpresa poco Springsteen nel motore e molto cantautorato di marca roots al volante, quello che genera gli episodi migliori del cd come The One You Watch, la delicata I Love You e la sofferta Lonely Winner. Potranno scoprire cosa succede quando un outsider indovina il pezzo da big in (Just Like) St.Thomas (c'è il PFM Mauro Pagani che si aggira in studio). O potranno riassaporare anche il mondo di Ligabue, in una All I Really Want che pare la traduzione di un suo brano, nei suoni nati tra Correggio e il Texas con la batteria del fido Robby Pellati, compagno di ideali fin dall'era Rocking Chairs, e il chitarrista "come piace a lui" Marco Montanari. Troveranno anche subito gli errori, quando Rigo pretende troppo dalle sue limitate possibilità vocali (il vero tallone d'achille del cd) nel funky iniziale di A Girl Called You e nei fastidiosi echi della poco riuscita Stay. Potranno imparare cosa vuol dire vivere sempre On The Wrong Side Of Everything, come recita la buona chiusura del disco. Nulla di nuovo e di speciale per chi mastica l'argomento tutti i giorni. Un'occasione persa invece per quei tanti che non conoscono quella cultura nata "fra la via emilia e il west", di cui Rigo resta uno degli ultimi irriducibili portabandiera.
(Nicola Gervasini)


www.irmagroup.com

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