martedì 9 febbraio 2010

BLIND MELON - For My Friends


Febbraio 2010
Buscadero



Visto che non hanno potuto dire “buona la prima”, i Blind Melon non demordono e ripubblicano l’album For My Friends per il mercato europeo a distanza di quasi due anni dalla sua realizzazione, sperando stavolta in un più caloroso “bentornato” per uno dei nomi storici della scena rock degli anni 90. Un ritorno difficile, perché la solita tentazione di non porre mai la parola “fine” alle belle storie è la buccia di banana su cui sono scivolate quasi tutte le rock-band colpite dalla morte del loro frontman (Shannon Hoon morì all’indomani della pubblicazione del secondo disco, dando al gruppo la possibilità di pubblicare solo un disco postumo per capitalizzare i grandi consensi ricevuti). In questi casi mollare e darsi ad altri progetti sarebbe la scelta consigliata, giusto per evitare le figuracce in stile Doors post-Morrison, ma i Blind Melon hanno fatto una scelta simile a quella fatta dagli Ac/Dc, vale a dire continuare con un nuovo vocalist che assomigli all’originale e cercare di far finta di nulla sul passaggio. La somiglianza della voce del nuovo arrivato Travis Warren è impressionante, una scelta che magari ha soddisfatto i feticisti del gruppo, ma che lascia davvero interdetti perché l’operazione sa più di riesumazione che di vero e proprio omaggio. In ogni caso For My Friends è un lungo disco che riesce anche a ritrovare la grinta e il suono dei tempi d’oro, ma resta comunque un feticcio nostalgico dove anche un bel brano come So High finisce inesorabilmente a perdere il confronto (inevitabile, visto che sono loro stessi che lo cercano) con quella No Rain che li rese celebri. Per cui sentitevi rassicurati, il disco è ben realizzato e non delude le aspettative dei fans, grazie ad alcune discrete zampate come Make A Difference e Wishing Well, e le taglienti chitarre di Christopher Thorn e Rogers Stevens. Per chi invece nei 90 dormiva o ancora non era in età d’ascolto, tutto ciò potrà sembrare solo un anacronistico e inutile tour de force di una band che non ha saputo continuare con le proprie gambe. Se siete in vena di “completismi”, archiviate il cd accanto al nuovo degli Alice In Chains sotto la voce “non si ritorna sui propri passi”, ben lontano dai tanti che riescono ancora a farne di nuovi e girare pagina quando è il momento di farlo.
Nicola Gervasini

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