venerdì 21 ottobre 2011

Donald & Jen MacNeill with Lowlands

inserito 13/10/2011

Donald & Jen MacNeill with Lowlands
Fathers And Sons
[Route 61
2011
]



Vive una storia tutta particolare nel backstage di questo album, un racconto che vede il giovane Edward Abbiati, leader dei pavesi Lowlands, passare un periodo negli anni 90 su una sperduta isola della Scozia, dove scopre che Donald MacNeill, l'uomo che lo ospitava, si dilettava a scrivere e a suonare canzoni folk per la gente del posto. C'è un epilogo felice quindi, che vede i due ritrovarsi dopo quasi vent'anni per dare vita ad un songbook fatto di tutte le storie di quelle isole dimenticate dal tempo e dagli uomini. Sapevate, ad esempio, che nel 1940 una nave piena di emigranti italiani venne fatta affondare davanti all'isola di Colonsay, sulle cui spiagge oggi ancora si possono trovare lapidi in loro onore? Colonsay come Lampedusa insomma, con situazioni storiche ovviamente ben diverse, ma un unico senso, quello di scoprire come spesso mondi lontani vengano sempre, prima o poi, volenti o nolenti, uniti da un filo indissolubile. E' questo il tema centrale di Fathers And Sons, sia la canzone che narra questi avvenimenti, sia l'album che vede Abbiati e il chitarrista Roberto Diana produrre un disco davvero sorprendente (registrato negli studi "Little Pink" di Pavia), alla scoperta di un vecchio cantautore che non ha una grande carriera da raccontare, ma molte buone canzoni da cantare, brani che seguono le coordinate del più classico brit-folk, influenze americane comprese.

Non è un caso che l'unica cover del disco sia The Morning Lies Heavy di Allan Taylor, uno degli autori che meglio ha incarnato il rifiuto di abbandonare le melodie tradizionali, non negando mai comunque il debito di riconoscenza verso la scena folk americana di Dylan e Tom Paxton. Il vecchio MacNeill viene aiutato dalla figlia Jen, voce e flauto, che da sempre segue il padre nella costante attività dal vivo anche con il violino, in questa occasione lasciato in dote a Chiara Giacobbe, vera mattatrice del sound del disco. Il risultato è un disco di taglio decisamente classico, che forse apprezzerete solo se siete già sintonizzati su queste coordinate, ma Fathers and Sons conferma che quella del brit-folk non è una lingua morta, ma una tradizione ancora in grado di generare nuove grandi storie come queste.

E sarebbe bello raccontarvele nel dettaglio, come il lontano ricordo del primo giorno di scuola (The School Room), il senso di appartenenza ad una terra che fa sì che la fuga sognata da tutti i giovani del posto si trasformi presto in una dolorosa lontananza (Fair Tides), o la capacità di rendere epica anche la descrizione di una vita umile e fatta di semplici sentimenti (Wear Something Simple). I Lowlands stanno attenti a non invadere troppo il campo, non portano in dote il loro rock ma una sensibilità folk che rende anche gli strumentali (Farewell To Govan e la quasi bluegrassBouncing Babies) non dei semplici riempitivi, mentre i due scozzesi tradiscono a volte la poca dimestichezza con gli studi di registrazione, ma basta anche solo la splendida interpretazione di What'll We Do per capire che sanno davvero come toccare le corde giuste.
(Nicola Gervasini)

Tour italiano - Ottobre 2011: 18 - Pavia, Spaziomusica// 19 - Roma, Lord Lichfield Pub // 21 - Cantù, All'una e 35 circa // 22 - Bergamo, L'Ottagono

www.route61music.com



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