mercoledì 11 gennaio 2012

DEVON WILLIAMS - EUPHORIA


DEVON WILLIAMS

EUPHORIA

Slumberland Records

***

Piccoli indipendenti crescono: Devon Williams è ancora un nome poco noto nel firmamento della musica, dopo l’esperienza in band rimaste oggetto di culto per pochi come gli Osker, Fingers-Cut, Megamachine e Lavender Diamond. Nel 2008 aveva esordito con Carefree, piccolo gioiellino di indie-music che non ha fatto però il giusto rumore nel fracasso generale di mille piccole produzioni, ma potrebbe essere la volta buona con il secondo tentativo, il fin dal titolo e copertina colorato Euphoria, una variopinta tavolozza di stili che dal folk minimale di base si estende al pop e a quello stesso amore per gli arrangiamenti complessi dei Fleet Foxes più recenti. Ricetta non nuova ma sempre affascinante la sua, forte di una voce che sa davvero molto di new wave di primi anni 80, ma con lo stesso gusto per i vocalizzi eterei alla Bon Iver. Euphoria è infatti un disco che si appella ad un ben preciso periodo storico del rock, che passa da una title-track che potrebbe davvero essere appartenuta ai Cure meno drammatici di metà anni 80, fino a pop orchestrali come Sufferer, che avremmo potuto anche trovare tranquillamente in un disco del Lloyd Cole che fu. Sicuramente Williams contribuisce al rilancio generale di certe soluzioni degli eighties che erano forse state sepolte con troppa fretta nei ruggenti novanta, come se si potesse far risorgere lo spirito degli Echo & The Bunnymen aggiornati per i nuovi palati legati al freak-folk più recente, anche se le tastiere di Tower Of Thought sono davvero le stesse di quegli anni. Al disco manca forse il guizzo che faccia la differenza, tentato con una Right Direction che prova la via di un jingle-jangle pop che ancora una volta sta dalle parti dei Cure (ma stavolta quelli di Wish), o con una All My Living Goes To You che in tema di sovra-orchestrazioni cerca di fare concorrenza ai Beach Boys. Ma la finale La La La La, che filtra batterie e chitarre in mille effetti, comincia a far pensare che Devon avrebbe voluto nascere nei tempi in cui produttori come Steve Lillywhite confezionavano questi suoni per i nomi più alla moda e le produzioni erano imposte dall’alto. Tutte cose che lasciano il dubbio se Euphoria sia solo un disco moderno con un lieve gusto retrò, o molto probabilmente il risultato di un nuovo feticismo da studio di registrazione. In attesa di capire cosa farà lui da grande, il gioco riesce anche a divertire.

Nicola Gervasini

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