lunedì 14 gennaio 2013

ADRIAN CRAWLEY - I SEE THREE BIRDS FLYING


ADRIAN CRAWLEY

I SEE THREE BIRDS FLYING

Chemikal Underground Records

***

Personaggio ben poco chiacchierato da noi il folk-singer Adrian Crawley, paladino irlandese della canzone indie fin dal 1999, anno del suo debutto. Rimasto nel circuito di casa per lo spazio dei primi tre album, il suo nome ha cominciato ad essere notato nel 2005, quando un Ryan Adams sempre in vena di stupire lo citò come il suo artista preferito del momento. Logico quindi che Long Distance Swimmer del 2007 sia stato consigliato e applaudito un po’ di da tutti, attenzioni poi confermate anche per il successivo Season of the Sparks, che forse pagava proprio lo scotto di essere l’album di un artista atteso al varco. Invece Crawley continua ad avere l’aria di chi non ha nessuna intenzione di uscire dal suo seminato e pensare in grande, e anche per il suo sesto album I See Three Birds Flying prosegue sulla strada di una canzone dark-folk che deve tantissimo a Bill Callahan/Smog, e non solo per l’effettiva somiglianza della voce. Prodotto da Stephen Shannon, a sua volta artista irlandese molto apprezzato nel mondo dell’elettronica con i suoi  Halfset , I See Three Birds Flying è il classico disco notturno, pieno di elaborati arrangiamenti di archi (Lady Lazarus, o una September Wine che gioca con arrangiamenti alla Nick Drake) e tastiere, ma quasi totalmente privo di battiti di batteria. In un contesto così scarno è logico che a far la differenza sono dunque le canzoni, e sul terreno Crawley lavora ormai con sicurezza e mestiere, talmente consapevole da scrivere una canzone come The Saddest Song, storia di un autore in cerca della canzone triste perfetta. E così il gioco nella prima parte regge bene, tra una Red River Maples che evoca lo stile che ha portato alla ribalta John Grant e una Alice Among The Pines che ben inizia la serie. A volte forse Crawley esagera nel cercare il tocco evocativo (Juliet I’m In Flames, From Champions Avenue to Misery Hill) perdendo un po’ di vista la canzone, e se proprio dobbiamo trovare ragioni al fatto che dopo 13 anni di carriera il suo nome sia rimasto sostanzialmente nel limbo, c’è il fatto che la sua proposta appare come tutt’altro che originale, oltretutto in un momento in cui questo tipo di cantautorato sembra essere arrivato un po’ al capolinea e anche le produzioni minori sembrano sempre più riscoprire arte e piacere di arrangiamenti più magniloquenti. Sono comunque peccati di un artista che esibisce un voluto understatement, che fa di I See Three Birds Flying un bell’incontro che non cambierà comunque la vostra vita.
Nicola Gervasini

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