
Quando esordirono nel 1984 con
West End Girls era difficile immaginarsi che trent’anni dopo si
sarebbe parlato ancora dei
Pet Shop Boys,
eppure è innegabile che Neil Tennant e Chris Lowe, oltre a rappresentare un
raro caso di duo inossidabile ai cambi di moda, hanno più volte riscritto e rideterminato
il mondo dell’elettronica. La stampa inglese li paragona non solo al nostro
Giorgio Moroder (tornato di moda anche grazie a Daft Punk, altra band che a
loro deve parecchio), ma ormai tira in ballo nomi altisonanti dell’universo
synth come Kraftwerk, Tangerine Dream e Jean Michel Jarre. Sicuramente quelli
che sembravano solo due poppettari come se ne sono sentiti tanti negli anni
ottanta, hanno avuto la capacità di rigenerarsi e segnare la via sia negli anni
novanta, sia nei giorni nostri con il nuovo album
Electric (
Kobalt Label Services). Che li vede
abbandonare le sperimentazioni e il mood
quasi malinconico degli ultimi album e tornare prepotentemente alla loro dimensione
più naturale: quella della pura dance music. Energia, ritmo, melodia, qualche
citazione colta (
Love Is a Bourgeois
Construct riprende musiche di Henry Purcell) e la cover che non ti aspetti
(
Last To Die di Bruce Springsteen)
sono il cocktail che sta spopolando nelle radio, ottenendo il placet anche
delle testate musicali più musical-snob. Sono diventati degli eroi del
classic-rock anche loro insomma. Proprio come Springsteen.
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