domenica 8 settembre 2013

PET SHOP BOYS




Quando esordirono nel 1984 con West End Girls era difficile immaginarsi che trent’anni dopo si sarebbe parlato ancora dei Pet Shop Boys, eppure è innegabile che Neil Tennant e Chris Lowe, oltre a rappresentare un raro caso di duo inossidabile ai cambi di moda, hanno più volte riscritto e rideterminato il mondo dell’elettronica. La stampa inglese li paragona non solo al nostro Giorgio Moroder (tornato di moda anche grazie a Daft Punk, altra band che a loro deve parecchio), ma ormai tira in ballo nomi altisonanti dell’universo synth come Kraftwerk, Tangerine Dream e Jean Michel Jarre. Sicuramente quelli che sembravano solo due poppettari come se ne sono sentiti tanti negli anni ottanta, hanno avuto la capacità di rigenerarsi e segnare la via sia negli anni novanta, sia nei giorni nostri con il nuovo album Electric (Kobalt Label Services). Che li vede abbandonare le sperimentazioni  e il mood quasi malinconico degli ultimi album e tornare prepotentemente alla loro dimensione più naturale: quella della pura dance music. Energia, ritmo, melodia, qualche citazione colta (Love Is a Bourgeois Construct riprende musiche di Henry Purcell) e la cover che non ti aspetti (Last To Die di Bruce Springsteen) sono il cocktail che sta spopolando nelle radio, ottenendo il placet anche delle testate musicali più musical-snob. Sono diventati degli eroi del classic-rock anche loro insomma. Proprio come Springsteen.

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