domenica 29 dicembre 2013

MASSIMO PRIVIERO - ALI DI LIBERTA'

Pensare a Massimo Priviero vuol dire ricordare la sua San Valentino e il primo rocker nostrano che tradusse in italiano l’epica del No Surrender springsteeniano. Oppure si può rivederlo negli anni novanta a guidare la schiera dei tanti “perché Ligabue sì e io no?”, abbandonato da un industria discografica incapace di valorizzarne le potenzialità (anche commerciali). Oppure lo si può ritrovare oggi con il nuovo disco Ali di Libertà (Mpc Records), ormai intento a vestire il ruolo di vecchio guru della canzone rock italiana. Ne ha ben diritto in fondo, vuoi perché i suoi dischi sono ben prodotti e continuano ad attirare un pubblico fedele (e tutto sommato ampio, considerato quanto di nicchia è diventato questo rock da noi), vuoi perché la sua musica ha ancora “fame di cuore guerriero”, per dirla come nella programmatica In Verità. Priviero continua da irriducibile a combattere una battaglia che ha generato tanto sudore e poche vere rivoluzioni, e insiste a cantare testi come Alzati (“ora o mai più”) o Io sono là (“e la mia guerra non è mai finita”), chiamando a raccolta un esercito di disillusi e invecchiati rock-fans che non hanno ancora smesso di lavorare ad un sogno. Potrà rispondergli solo chi è nello spirito adatto, ma tra i tanti saggi e giullari impotenti di questa nostra Italia in decadenza, qualcuno che ci crede ancora serve sempre. Sia mai che poi alla fine si scopre che ha ragione lui.

Nicola Gervasini

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