mercoledì 18 dicembre 2013

THE STRYPES

The Strypes
Evitate di leggere la loro biografia e lasciate parlare solo la musica: gli Strypes non saranno il futuro del rock and roll, ma riescono benissimo ad incarnarne la continua attualità del suo passato. I motivi per storcere il naso davanti all’entusiasmo con cui sono stati accolti ci sono, e sono tutti plausibilissimi: da una parte la giovane età (tra i 15-17 anni) e la conseguente totale assenza di gavetta, dall’altra la completa e voluta non-originalità di Snapshot (Virgin). Il loro esordio infatti pesca a piene mani nella Londra beat della prima metà degli anni 60, quando band come Beatles, Rolling Stones o Kinks erano capaci di strizzare l’occhio alle classifiche senza perdere il contatto dai garage e dai pub in cui erano nati. Eppure per questi quattro adolescenti, provenienti da un paesello di poco più di tremila anime perduto nell’Irlanda del Nord, Londra è ancora un mito lontano da sognare e imitare. Snapshot è puro rock-retrò, ma fin dall’inizio appare convinto, urgente, sanguigno, deciso. Il gusto vintage degli Strypes piace perché suona sincero, anche quando ti chiedi chi gli abbia consigliato di rileggere classici del blues come You Can't Judge a Book by the Cover o Rollin' and Tumblin’ o di ripescare quel classico del pub-rock urbano che è Heart Of The City di Nick Lowe. E poi ci sono i loro brani, fedeli e ossequianti di una tradizione che ha cinquant’anni, e li dimostra con orgoglio.

Nicola Gervasini

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