lunedì 3 marzo 2014

TIM EASTON


 Tim Easton Not Cool
[Campfire Propaganda 
2013]
www.timeaston.com

 File Under: Sun records nostalgia

di Nicola Gervasini (02/01/2014)
Sono anni (perlomeno dal 2003, quando consigliammo il suo terzo album Break Your Mother's Heart) che cerchiamo di convincervi di qual grande song-maker sia Tim Easton. Se ancora vi siete persi qualche puntata, provate magari a fare un giro nella recente raccolta (accidenti, ha addirittura un The Best in catalogo!) Before the Revolution - The Best of 1998-2011, oppure reperite subito i suoi dischi più interessanti come Ammunition del 2006 o Porcupine del 2009. Quello che è certo è che se non conoscete il personaggio, sarebbe meglio non partire dalla sua ultima fatica, questoNot Cool uscito un po' in sordina a fine 2013, periodo giusto per finire fuori da tutte le classifiche di fine anno della varie testate giornalistiche.

Non che forse ci sarebbe finito, anche se il magazine American Songwriter ad esempio ha fatto a tempo a non dimenticarsi di lui. Perché Not Cool rappresenta una sorta di disco di passaggio, un suo "period of transition" in cui il nostro, solitamente abilissimo a costruire trame melodiche al limite del pop su tessuti pienamente roots, immerge la sua arte nel blues e nel sound anni 50, fornendo un disco che ricorda molto svolte similari come i dischi di David Johansen con gli Harry Smiths o il Peter Case più recente di Wig. Non ho nulla contro il fatto di usare il blues, anche se spesso rappresenta la più facile e sicura scappatoia per celare una certa mancanza di ispirazione. Come dire che Not Cool è un buon disco fatto di voci rauche, chitarre gracchianti e ritmi fangosi, ma che è un album che potrebbe fare chiunque, dal Tom Waits più pigro fino a qualunque bluesman del globo. Mentre da Easton ci si attende magari qualche slancio da songwriter in più.

Già solo il fatto che non sia facile distinguere i brani testimonia l'eccessiva unitarietà del disco, che gioca la carta dell'immediatezza e della brevità (30 minuti e via…). Non basta qualche variazione rockabilly (Troubled Times), qualche sprazzo del brillante autore sentito un tempo (Lickety Split, uno di quei brani che Elvis Costello si è dimenticato di scrivere vent'anni fa), qualche numero divertente (Crazy Motherfucker from ShelbyOhio) e qualche dedica importante (lo strumentale Knock Out Roses scritto per Levon Helm) per giustificare l'intenzione di ricreare il sound degli Sun Studios era-Elvis voluta dai produttori Brad Jones e Robin Eaton, perché l'operazione nostalgia non è certo originale e serve solo a non evidenziare le vere potenzialità di Tim Easton. Godibile quanto presto dimenticabile, Not Cool non è un passo falso ma un passo in una direzione pericolosa, quella dell'"accontentarsi", che rappresenterebbe la tomba di una carriera fino ad oggi inoppugnabile. 

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