lunedì 5 maggio 2014

ANGELA PERLEY


Angela Perley & The Howlin' Moons Hey Kid
[
Vital Music 2014
]
www.angelaperley.com

 File Under: just another rock and roller

di Nicola Gervasini (16/04/2014)
Rock and roll will never die! Penso lo abbia urlato qualsiasi rock-band dal 1965 ad oggi, in un concerto a caso. Eppure c'è chi di funerali al rock, o "classic-rock" come si usa chiamarlo adesso (non si capisce bene per differenziarlo da cosa), ne ha già celebrati parecchi. Un paio di chitarre, una batteria che pesta duro, un basso che pulsa, e una ragazza che unisce presenza e grinta rock: potremmo anche star presentando il nuovo album di Joan Jett, considerato che la vecchia Joan è ancora sulla breccia, ma in questo caso trattiamo del disco di esordio di una sua valida scolara. Angela Perley viene dall'Ohio, batte i palchi della zona fin dal 2009 con la sua band (Howlin'Moons) e non si fa portatrice di nessuna nuova rivoluzione: è puro e semplice rock baby, ma di quelli che ogni tanto speriamo di trovare ancora nelle lande desolate di un mercato discografico disgregato e ridotto alla svendita di preascolti.

Perché la Perley è una che sa battere su riff duri (Hurricane), sa attingere dalla tradizione (la struttura folkish diGeorge Stone), inizia con l'unico brano riflessivo della raccolta (la splendida Athens), ma quando si tratta di scrivere una buona canzone roots-rock alla Ryan Adams sa da che parte cominciare (ascoltare Ghost per credere). La parte inziale di Hey Kid convince subito, anche se ovviamente scopre già tutte le sue carte. Il resto dell'album infatti ribadisce con gusto il discorso, tramite la suadente Howlin' At The Moon (piacerebbe a Chris Isaak), la country-balladRock And Roller (con il canto della Perley che segue le orme della Cat Power più miagolante), il pop-rock alla Linda Ronstadt di Milk On The Fridge. Tutti brani che servono a dare sfogo alla chitarra di Chris Connor e alla attenta sezione ritmica di Billy Zehnal e Jeff Martin.

I brani sono autografi, nessuna cover ad attirare l'attenzione e una produzione (del sassofonista degli A.O.R. Jerry DePizzo e di Mike Landolt) che predilige suoni pieni e anche ben amplificati, e nessuno gioco di prestigio da studio. Basta anche solo il piacere di un garage rock sparato alla Hoodoo Gurus come Bad Reputation, di un bar-boogie comeRoll On Over e della chiusura con ballata acustica per commentare l'ultimo giro di birra (Down and Drunk, appunto…). Tempo per una veloce reprise di Athens, e tutti a casa. 39 minuti, il timing perfetto per non rendersi conto di quanto sia tutto già noto e non essersi ancora asciugati il sudore dei quattro salti che Hey Kid saprà farvi fare. Così si fa un vero rock and roll record.

Nessun commento:

DON BRYANT

Don Bryant  Don't Give Up On Love  [Fat Possum/ Goodfellas 2017]  File Under: Don't give up on Soul di Nicola Gervasini (29/0...