giovedì 19 febbraio 2015

ROBYN HITCHCOCK


 Robyn Hitchcock 
The Man Upstairs
[
Yep Roc / Audioglobe 
2014]
www.robynhitchcock.com

 File Under: Joe Boyd

di Nicola Gervasini (06/10/2014)
Non ho più ben chiaro quale possa essere oggi il pubblico di riferimento di Robyn Hitchcock, ma di una cosa sono certo: è lo stesso da anni e non si rinnova. E non è tanto colpa di un suo eventuale calo di ispirazione, visto che non c'è stato, quanto forse proprio della totale inattualità del suo modo di stravolgere il pop e il folk, come avrebbe fatto Syd Barrett se avesse trascinato la sua carriera fino all'avvento della new wave di fine anni settanta. Certo, gli anni d'oro sono lontani anche per lui, e alla fine i suoi strambi nonsense sono gli stessi da anni, così come la devozione per Barrett, Drake e Dylan. Per cui ci rivolgiamo ai fans di Robyn che sicuramente avranno già comprato (o compreranno) The Man Upstairs sulla fiducia: il nuovo album è decisamente bello e importante per la storia di Robyn.

Se lo sia anche per la storia del rock davvero non è più neanche questione da porsi, neppure quando l'album da quella storia pesca classici come The Crystal Ship dei Doors, To Turn You On dei Roxy Music era-Avalon e soprattutto una The Ghost In You dei Psychedelic Furs che ha suscitato l'orgoglioso plauso dello stesso Richard Butler. Cover che non solo paiono riuscite, ma che trasformano classici immortali in canzoni alla Robyn Hitchcock al 100%, senza però troppo stravolgere e preservandone lo spirito originario. Ma il disco ha altri spunti di interesse, che vanno da cover più oscure (ma non meno interessanti) come Don't look Down del Grant lee Phillips di Ladies Love Oracles o una rilettura di Ferries, brano del gruppo norvegese I Was A King. Quest'ultima è l'ultimo ricordo portato in dote dalla lunga trasferta scandinava del nostro (grazie alla quale abbiamo avutoGoodbye Oslo, che resta forse il suo disco migliore da vent'anni a questa parte), anche se è proprio la vocalist Anne Lise Frøkedal a dare uno dei maggiori contributi al disco.

Ma alla fine la vera notizia è che dopo tanti anni Hitchcock è riuscito a farsi produrre un disco nientemeno che da Joe Boyd, il deus ex machina del suo amatissimo Nick Drake, il cui contributo è forse più evidente nei cinque brani autografi, che sanno di brit-folk fino al midollo, anche grazie al violoncello di Jenny Adejayan. Da notare infine la divertente copertina disegnata dall'amica e collega Gillian Welch (ricorderete l'ottima collaborazione dei due per l'album Spooked del 2004), e il fatto che pur mantenendo un ritmo produttivo "only for fans", Hitchcock resta un marchio di garanzia e qualità che ha pochi eguali. E purtroppo sempre troppo pochi estimatori.


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