martedì 3 febbraio 2009

WADE LASHLEY - Someone Take The Wheel


19/01/2009
Rootshighway


VOTO: 7


Non manca nulla: c'è la strada, c'è una macchina sgangherata che si dirige verso l'orizzonte, c'è il mito americano in ogni verso dei suoi testi, ci sono quei suoni impastati di Mississippi che piacevano al John Hiatt che fu, c'è un vocione baritonale che dialoga con le tastiere (solo piano e organo hammond, i puristi non pensino subito male…), c'è quella sensazione che coglie fin dal primo ascolto di essere di nuovo a casa sotto la propria vecchia rassicurante coperta. Occhi puntati dunque su Wade Lashley, l'ultimo arrivato di una tradizione di cantautori americani che vivono sospesi tra folk e rock sudista, e sul suo Someone Take The Wheel. Nel 2005 questo non più giovanissimo artista dell'Arizona aveva pubblicato un cd in solitudine (In From The Wilderness), risultato di un'attività amatoriale che dura fin dai primi anni 90, ed ora confeziona il suo disco della maturità, album che tranquillamente consigliamo mettendo ben in chiaro però che trattasi di prodotto da usare dopo aver ben letto le avvertenze e le modalità d'uso.

E' infatti anche molto probabile che il personaggio abbia già detto in questo cd tutto quanto ha da dire, brani come Turn Around South Bound (con il suo organo alla Al Kooper) o Coffee Tea And Whiskey, ad esempio, rinverdiscono con qualità una buona tradizione senza spostare alcunché, e anche laddove sembra toccato da una musa ispiratrice in piena forma, la sensazione è sempre quella di una giornata felice di una penna ordinaria. Non è davvero facile oggigiorno fare dischi di genere senza scadere nel puro manierismo e nella ripetizione, se si dovesse usare il metro di giudizio dell'originalità qui dovremmo sparare ad altezza uomo, ed è per questo che oggi forse siamo più volti alla ricerca della personalità, elemento di cui Lashley non difetta, pur non strabiliando. Giusto quindi che questo Someone Take The Wheel non passi inosservato tra i tanti, la produzione è ottima (fa tutto Jeff Lusby, di professione tecnico del suono, e si sente) e il disco non conosce momenti di stanca, se non forse l'eccessiva ripetitività di Drift Away.

Per contro brani come Fall o la stessa Someone Take The Wheel fanno parte di quella razza superiore di canzoni in grado di reggere bene il confronto con altri concorrenti in una vostra ipotetica compilation da strada, perché è sull'asfalto che queste canzoni trovano il loro humus ideale per crescere rigogliose. Per il resto i titoli fanno già immaginare il contenuto: Tonight è la ballatona romantica che non deve mai mancare in queste opere, River Song la classica cavalcata di rock rurale alla texana come potrebbe inventarsela un Joe Ely qualsiasi, Waiting On The Rain è un folk di brevettata fattura simile al Graham Parker più americanizzato, Rootless Wanderer l'immancabile inno agli hobo senza radici che chiude con toni epici il disco. E Someone Take The Wheel è il disco che già avete, ma che vorreste ritrovare ancora.
(Nicola Gervasini)




VERSIONE RIDOTTA IN INGLESE


There’s a road, there’s a car going towards the horizon, there’s the American Myth in every line of his songs, there are those sounds covered with Mississippi mud that John Hiatt used to love, there’s a big baritone voice talking with keyboards (only piano and hammond organ, don’t worry about synthesizers), there is that sensation, that catch you since the first time you hear that record, to be at home again under your reassuring covers. Eyes fixed on Wade Lashley, the last of an American songwriters tradition that lives between folk and southern rock, and upon his Someone Take The Wheel. In 2005 this not-so-young Arizona artist had published a solo record (In From The Wilderness), the result of an activity that last since the 90’s, and now he has done his maturity record. Probably Lashley have anything more to say than what Turn Around South Bound (with his Al Kooper-like organ) or Coffee Tea And Whiskey have already said, and it’s to take on a new life a good tradition without moving anything, and also in the better moments, he seems to have an ordinary pen caught in a right moment. It’s not easy today to make roots-records without falling in repetition and mannerism, but if there’s no much originality here, Lashley has enough personality to manage things in the right way. So it’s fair if we choose Someone Take The Wheel between many others similar records, there is a perfect production (Jeff Lusby, a sound engineer) and there’s no lack moments, except probably some repetitiveness in Drift Away. But songs like Fall or Someone Take The Wheel are part of this superior race of songs that you can put on a car-compilation with your best track-list of the moment, because these are tunes that only ask to be heard on the road. Tonight is the irremissible romantic ballad, River Song the classic texan rural ride as Joe Ely used to do, Waiting On The Rain is a patented folk registered by the americanized Graham Parker, Rootless Wanderer the inevitabile hymn to the hobos that close the record with some epic mood. And Someone Take The Wheel is the record that you already have in your cd’s collection, but you still need again. (Nicola Gervasini)

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