venerdì 30 gennaio 2009

BRUCE SPRINGSTEEN - Working On A Dream

Eppure corrono ancora: le canzoni di Working On A Dream

29/1/2009
Rootshighway

VOTO: 6,5

















Eppure Bruce corre ancora.
Districandosi nel mezzo di una raccolta differenziata di materiale riciclato, Springsteen in fondo sta ancora seguendo le vicende dei suoi "tramps like us". Si apre riciclando un western di Sam Peckinpah questo Working On A Dream, con quel motivetto da hard rock di serie B e un'epica ritrita, ma il fuorilegge di Outlaw Pete corre per tutta la canzone, corre il cacciatore di taglie Dan per ucciderlo, corrono i violini per il finale hollywoodiano, e corre la E-Street Band per far brillare un brano che dal vivo farà crollare gli stadi. L'aveva già fatta anche My Lucky Day, girava già nei flutti del "fiume" e pure in quello che non ci era finito dentro per alimentare anni dopo le "tracce", ma evidentemente i suoi vagabondi oggi viaggiano ancora nell'"oscurità di un fiero esilio" alla ricerca del loro giorno fortunato. Era già stata fatta da mille altri anche Working On A Dream, poteva sostituirla tranquillamente con l'inno americano Star Spangled Banner, ma quel giorno da Obama lui c'era, e nella folla c'erano sicuramente anche i suoi vagabondi, con tutti questi sentimenti ingenui e retorici necessari all'occasione. L'aveva già fatto Roy Bittan il giro di piano che apre Queen Of The Supermarket, forse passeggiando al limite della città, ma quello che ci trovano lì i suoi vagabondi oggi non è più l'oscurità delle proprie paure, ma scintillanti e luminosissimi centri commerciali aperti alla domenica. Può da solo Springsteen oggi "soffiarli lontano da questo fottuto posto", quando è nella seconda corsia che essi trovano vita e amore, non certo nel nulla delle loro case e dei loro 57 canali televisivi con dentro niente? E allora Bruce li segue, a costo di venire risucchiato nel loro nuovo amore pacchiano di This Life, nella romanza passionale televisiva di Kingdom Of Days, nella evanescente delicatezza di Tomorrow Never Knows o nelle straripate acque blues di una Good Eye riciclata già due volte da un palco di un tour solitario e dalle notti di Halloween del diavolo del New Jersey. In Life Itself e What Love Can Do i suoi vagabondi stanno solo ricercando le sensazioni abbandonate in un vecchio tunnel dell'amore, in Surprise Surprise ottimizzano il poco tempo concesso dalla vita odierna cercando solo emozioni veloci, come l'attimo che ci vuole a memorizzare il brano più pop della sua carriera. E Bruce gli concede tutto il pop di cui hanno bisogno, senza timore di perdere dignità o credibilità, con encomiabile coraggio. Perché lui sa che i suoi vagabondi prima o poi si fermeranno, come si sono fermati i loro amici, i Bobby Jean d'un tempo, i Terry di ieri o i Danny della Last Carnival di oggi. E lui sarà pronto ad immortalarli in un nuovo film, fornendo mille altre The Wrestler per commentare le immagini, con quella splendida poetica secca e tesa che gli viene chissà perché solo quando è davanti ad uno schermo. Vale a dire quando ricicla ancora una volta una Streets Of Philadelphia, una Missing, una Dead Man Walking…(Nicola Gervasini)

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