venerdì 16 ottobre 2009

THE SCOTLAND YARD GOSPEL CHOIR - ...And The Horse You Rode In On


Non sono inglesi, né tantomeno sono un coro gospel, e se è vero che la prima regola del marketing rock dice che il nome giusto garantisce già una buona parte di successo, gli Scotland Yard Gospel Choir vincono il primo premio per scelleratezza mediatica. Arrendiamoci quindi all’idea che le nostre vecchie coordinate musical-geografiche non siano altro che spazzatura oggigiorno, e accogliamo dunque questo collettivo di musicisti che da Chicago ha realizzato uno dei dischi di rock britannico più frizzanti e divertenti dell’annata. ...And The Horse You Rode In On è il loro terzo disco (per la cronaca “Fuck you! and the horse you rode in on” è una frase idiomatica del mondo anglosassone per mandare a quel paese qualcuno e tutto ciò che lo riguarda, giusto per togliervi il dubbio su quale sia la parte mancante della frase), quattordici brani brevi e incisivi che si pongono tra echi di Smiths e Housemartins e i più recenti Bright Eyes modello Cassadaga, e la parentela con quest’ultimi non è solo stilistica. Il disco infatti rappresenta una sorta di happening della scena indie di Chicago (e c’è anche una comparsata di Jon Langford dei Waco Brothers), dove al cantante/organista/chitarrista Elia Einhorn e alla seconda chitarra di Mary Ralph si uniscono una lunga serie di musicisti della città. Ma la forza qui la fanno le canzoni, e soprattutto una micidiale partenza che da Stop! (puro indie-folk con echi di Avett Brothers) passa per One Night Stand (Jhonny Marr non è nei credits, ma è presente con lo spirito) e Something’s Happening (ve li ricordate i Dexy’s Midnight Runners? Loro sicuramente sì). Molto interessante anche la parte centrale, quando il microfono passa nelle mani di Mary Ralph per l’intensa Sixteen Is Too Young, episodio quasi folk, come anche la splendida Praying Is A Heartache, melodia celestiale sorretta da un arpeggio acustico. I due brani rappresentano uno strano intermezzo tra una trafila di pop-song di pronto uso (I’ll Pretend She’s You, Hope Is Still On Your Side) e il ritorno al microfono di Elia per la superba Save Your Breath, quasi un numero da giovane Lou Reed. Nel finale si ritorna su arie britanniche con Castles Of Wales (Einhorn è di origini gallesi) e una serie di micidiali two-minute songs, tra cui la trascinante title-track. Nulla di nuovo si dirà, semplicemente qualcosa di fresco e difficilmente definibile. E probabilmente non riuscire ad ingabbiarli in un genere è il miglior complimento che si possa fare ai Scotland Yard Gospel Choir, gruppo di ragazzi che sembrano dei residuati degli anni 80 pur riuscendo a sembrare quanto mai attuali. (Nicola Gervasini)

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