martedì 21 giugno 2011

ADAM HAWORTH STEPHENS - We Live On Cliffs


Quando si riscriverà la storia di questi anni 2000 con il senno di poi, sarà forse quello il momento di rendersi conto quanto i poco conosciuti e chiacchierati Two Gallants hanno espresso di importante con piccoli capolavori come l’album What The Toll Tells del 2006 o lo splendido ep The Scenery of Farewell dell’anno successivo. Purtroppo quando tanta qualità gli ha finalmente dato la possibilità di avere qualche riflettore puntato contro, loro hanno risposto con un disco non perfetto, quasi timido nel suo essere quadrato e normalizzato, come l’omonimo Two Gallants. Da allora sono passati quasi quattro anni, ma ancor il duo non da segni di vita, se nonché lo scorso ottobre il cantante Adam Haworth Stephens ha messo a sorpresa in circolazione We Live On Cliffs, suo primo album solista, ora ufficialmente distribuito anche in Europa. Che fin dal primo ascolto evidenzia forse come le incertezze dell’ultimo Two Gallants possano anche derivare da una diversità di vedute con il compare Tyson Vogel. We Live On Cliffs infatti sembra voler seguire una via più semplice e diretta di fare rock, non si dilunga in struggenti e dilaniate ballate oblique, ma trova la sintesi in elementari folk-rock songs che non disdegnano anche qualche inserimento anche più classico di suoni soul (ascoltate il crescendo di With Vengeance Come). Per qualcuno potrebbe sembrare l’inizio di una scelta artistica più mainstream, ma per ora a garanzia di tutto c’è il fatto che brani come la splendida Second Mind con le sue tastiere black o The Cities That You’ve Burned dimostrano come la maturazione dell’autore sia ancora in crescendo. Certo, sarete sorpresi a sentire una ballata melodica come Southern Nights, sorta di joint venture tra Byrds e Otis Redding, oppure a scoprire il ritmo danzereccio di Elderwoods o una Angelina che potrebbe essere la sua Mixed-Up Shook Up Girl se mai volesse seguire le orme di Willy DeVille. Oppure potreste storcere il naso per la produzione pulita e cristallina voluta dall’espertissimo Joe Chiccarelli o verificare quanto anche musicisti di area indipendente provenienti da My Morning Jacket o Vetiver siano capaci di trasformarsi in musicisti rigorosi e professionali. Consigliato dunque a tutti recuperare questo album, non piacerà magari a chi cerca nel rock la genialità e l’originalità a tutti i costi, ma sarà di conforto a chi ama ascoltare semplicemente delle belle canzoni perfettamente suonate e arrangiate. In attesa di capire se sarà questo davvero il vero futuro dei Two Gallants.

Nicola Gervasini

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