giovedì 22 marzo 2012

CHUCK PROPHET - Temple Beautiful

Chuck Prophet
Temple Beautiful
[
Yep Roc
2012]

www.chuckprophet.com
www.yeproc.com


File Under: garage-rock, roots-rock

di Nicola Gervasini (23/02/2012)

In occasione dell'uscita di Let Freedom Ring Chuck Prophet aveva fatto notare che i suoi dischi solisti vendevano sempre meno e non beneficiavano di adeguata distribuzione. Per cui, visto che a seguirlo sono i soliti pochiaficionados, ora si sente libero di produrre la musica che gli piace, quando gli piace. Si comprende così la piega scanzonata, diciamo pure scazzata, presa da questo Temple Beautiful, disco che fin dal primo ascolto sembra quasi più il parto di una improvvisata session da cantina. D'altronde Prophet sa che la sua discografia non ha fatto storia come la sua carriera con i Green On Red, e poche enciclopedie del rock si ricorderebbero di quanto album comeBalinese Dancer o Homemade Blood abbiano riscritto i codici del roots-rock negli anni 90. Poco male, il nostro sembra accontentarsi del ruolo di sparring-partner di Alejandro Escovedo e altri eroi minori che si servono delle sue sei corde, mentre per la nuova sortita solista stavolta si è divertito a confezionare una sorta di concept album dedicato a San Francisco e ai suoi eroi passati ("un disco nato a San Francisco, fatto da uno di San Francisco che parla di San Francisco" lo definisce lui stesso).

Ma ancora più divertente è il metodo scelto per promuovere il disco in città, visto che sul suo sito potrete trovare le informazioni di come partecipare al Temple Beautiful San Francisco Bus Tour, con una vera guida turistica che vi commenterà le vie di Frisco al suono della banda di Chuck che intratterrà tutti con 90 minuti di musica (con ospiti a sorpresa). Visiterete così una delle più belle città del mondo sentendo le storie di miti del baseball locali in Willie Mays is Up at Bat (e la somiglianza del disco con i due album dei Baseball Project di Steve Wynn e Peter Buck era già evidente prima di arrivare a questo brano), omaggi al simbolo dell'orgoglio gay della città Harvey Milk (White Night Big City) o al mitico Imperatore Norton (Emperor Norton in the Last Year of His Life), un folle della città che nel 1959 si autoproclamò Imperatore degli Stati Uniti (arrivando pure a decretare lo scioglimento del Consiglio di Stato) tra l'ilarità della stampa, ma, a sorpresa, con un seguito talmente largo da divenire un simbolo del populismo ante-litteram.

Musicalmente l'album omaggia i tempi del garage-rock della West Coast, e la presenza di Rob Loney, mitica voce dei Flamin' Groovies, in una title-track che pare un pezzo dei Ramones, non è assolutamente un caso. Probabilmente rispetto ai due precedenti lavori Chuck perde un po' di vista le buone regole del songwriter e lascia troppo spazio all'improvvisazione, anche se in alcuni casi c'è di che esaltarsi (Castro Halloween sta già mietendo parecchi consensi in rete). Al di là del grande interesse dei testi, Temple Beautiful non è il suo album migliore, eppure è già quello che sta avendo più successo: a volte basta davvero solo trovare l'idea giusta.


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