lunedì 12 marzo 2012

CRAIG FINN - Clear Heart Full Eyes

Craig Finn
Clear Heart Full Eyes
[
Vagrant/ Full Time Hobby
2012]

steadycraig.tumblr.com
www.vagrant.com

File Under: : songwriter, roots-rock

di Nicola Gervasini (01/02/2012)

Non abbiamo mai avuto dubbi nell'indicare Craig Finn come una delle più importanti personalità del nuovo rock americano degli anni duemila, semmai qualche perplessità nel considerare i suoi Hold Steady una garanzia, visti i recenti sviluppi stilistici. La sua band ha praticamente scritto due manifesti di una rinascita di un certo suono, nato in bilico tra rock and roll e blue-collar music (Separation Sunday e Boys and Girls Of America), riuscendo ad unire testi intelligenti e letterari e un atteggiamento per nulla spavaldo, in grado di far digerire soluzioni da arena-rock anche al più puzzecchioso mondo della musica alternativa. Se già Stay Positive nel 2008 evidenziava che la penna di Finn stava cominciando ad essere migliore del suono prodotto dalla band, la contraddizione è divenuta evidente nel successivo Heaven Is Whenever, in cui gli arrangiamenti cominciavano a rasentare la pura banalità, mentre il songwriting si faceva sempre più convincente e volto ad essere anche "scrittore", oltre che frontman.

Logica conseguenza dunque la fuga solista del leader, e ancora più ovvio l'ottimo risultato: libero dall'obbligo di rispettare il suono di un ensamble affiatato, Finn si affida a vari session-men occasionali della scena roots di Austin e si ritrova libero di adottare un suono più elaborato e personale. Merito anche del produttore Mike McCarthy (Spoon, ma anche Patty Griffin), abile intessitore di trame elettro-acustiche infarcite di chitarre acide e suoni metropolitani. Clear Heart Full Eyes segue dunque la via giusta verso un nuovo roots-rock degli anni dieci, dove gli elementi in gioco sono vecchi, ma la loro fusione risulta sempre fresca. E ha la fortuna dei grandi incipit, grazie ai cinque minuti abbondanti di Apollo Bay, tra riverberi, feedback e la sua voce narrante a creare una tensione da applausi. Finn con l'età sta sempre più sfruttando la teatralità della sua voce, puntando sempre più spesso su modalità parlate. In When No One's Watching ad esempio narra la storia di una separazione di coppia con il piglio di chi si ritrova al bar a raccontarla ad estranei, con un effetto che può ricordare molto il Lou Reed della maturità. In ogni caso il disco non rinuncia al rock, con una No Future che sembra una versione mainstream di un brano degli Husker Du, mentre New Friend Jesus riserva nuove venature country-rock. Jackson invece si butta su un riuscito dialogo tra una rozza chitarra elettrica e tastiere e synth vari, creando il giusto background ad una tragica storia di tre amici in fuga.

La varietà è dunque il primo pregio del disco, capace di passare dalle trame acustiche di Terrified Eyes all'incedere tetro di Western Pier, dal rock-blues del singolo Honolulu Blues e di Rented Roomalla bellissima classic-ballad Balcony. Chiusura con le note sofferte di Not Much Left Of Us, a dimostrazione di come la sua sgraziata vocalità sappia seguire una melodia emozionando come i grandi vocalist. Non è ancora chiaro se questo esordio sia l'inizio di una nuova carriera o solo una doverosa pausa di riflessione nella storia degli Hold Steady, ma è sicuro che Finn è stato capace di firmare il suo disco della raggiunta maturità al primo colpo e in piena solitudine, e, quasi quasi, se continuasse così...



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