BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB
SPECTER AT THE FEAST
Co-op/vagrant
***1/2

Probabilmente nessuno meglio dei Black Rebel Motorcycle Club ha incarnato meglio le anime del rock anni 2000. Il fatto che il loro esordio sia proprio posto all’inizio del nuovo secolo è simbolico. Spesso inquadrati nell’area del garage-rock alternativo, la lor musica si è parecchio evoluta nel corso di sei album che, tra gli ovvi alti e bassi, ha sempre tenuto un livello più che ragguardevole (ho una predilezione per Howl del 2005, ma c’è comunque l’imbarazzo della scelta). Specter At The Feast, settimo capitolo della loro saga, potrebbe essere sia l’epilogo di un periodo creativamente esaltante, sia il nuovo inizio per un futuro dalle tinte più incerte. La band di Peter Hayes e Robert Levon Been (a cui va aggiunta l’energica batterista Leah Shapiro, in forza da ormai più di cinque anni) maneggia ormai con sicurezza la nuova psichedelìa indie (Fire Walker), i soliti echi di stoner-rock (Let The Day Begin, dedicata al loro produttore storico – nonché padre di Robert -  Michael Been, scomparso tre anni fa, che nel 2000 sostenne con quello slogan la campagna delle presidenziali di Al Gore) e sapienti impasti vocali da nuovo indie-folk (Returning). Sta proprio nell’aver accentuato il caleidoscopio di stili la novità di Specter At The Feast, che fa di varietà virtù, sciorinando folk-song sonnacchiose (Lullaby) accanto ad un travolgente rock-techno-dance come Hate The Taste, o ancora le voglie grunge di Rival contrapposte a quelli più garage-noise di Teenage Disease (roba che i Sonic Youth masticavano già trent’anni fa, ma chissà perché le generation-songs restano sempre attuali e moderne).  Il risultato è un album interessante, anche se un po’ sfilacciato, con anche qualche passaggio a vuoto (l’onirica Some Kind Of Ghost) e qualche nuovo esperimento ancora da mettere a fuoco (Sometimes The Light, probabilmente un omaggio ai Beach Boys?). Il finale comunque, con l’epica e polemica Sell It e la lunga Lose Yourself, è da band di primo livello. Probabilmente Specter At The Feast non risolve il dubbio su quale possa essere la direzione della band nei prossimi capitoli, ma certamente li conferma come una delle realtà (in prospettiva) più durature e costanti degli anni zero.

Nicola Gervasini

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